Scempio ambientale: percolato nel Sarno

Scempio ambientale: percolato nel Sarno

L’emergenza rifiuti è alle spalle, ma i danni arrecati all’ambiente sono incalcolabili. Perché il deposito dei rifiuti nei cassoni all’interno dell’isola ecologica di via Fondo d’Orto ha provocato la fuoriuscita di percolato, che ha raggiunto una fognatura, che scarica in un piccolo rivo affluente del fiume Sarno. Lo scempio ambientale è stato documentato da alcuni residenti della zona alla periferia di Castellammare di Stabia, che hanno scattato foto e registrato video, con l’obiettivo di presentare un esposto. Nel mirino c’è proprio l’isola ecologica di via Fondo d’Orto che non può essere utilizzata per lo stoccaggio dei rifiuti, come invece sarebbe accaduto nei giorni dell’emergenza, che ha costretto il sindaco Gaetano Cimmino a firmare un’ordinanza per vietare il conferimento dell’umido. Le testimonianze Dai filmati (oggi saranno pubblicati su metropolisweb. it) si evince che camion e cassoni pieni di rifiuti sono rimasti fermi nell’isola ecologica e presumibilmente anche per troppo tempo. Tant’è vero che il percolato fuoriuscito ha raggiunto una fognatura che non è collegata alla rete che finisce nel depuratore di Foce Sarno, ma a uno scarico che finisce in un piccolo affluente del fiume più inquinato d’Europa. Insomma, i veleni fuoriusciti da quei mezzi carichi di rifiuti sarebbero finiti in mare. Uno scempio ambientale e gli effetti si percepiscono ancora nella puzza che si avverte man mano che ci si avvicina all’isola ecologica di via Fondo d’Orto. I residenti della zona sono sul piede di guerra, tant’è vero che appena la settimana scorsa sono scesi in strada per protestare, proprio a causa di quei mezzi che stazionavano pieni di rifiuti all’interno dell’impianto. Una protesta che rientrò solo dopo la promessa che la spazzatura sarebbe stata portata via. Chi abita in via Fondo d’Orto contesta anche il travaso dei rifiuti, che avviene spesso all’interno dell’impianto, perché anche a causa di quell’operazione fuoriesce percolato che finisce nel rivo. Un problema anche per chi ha terreni in zona, perché il pericolo che s’inquini la falda acquifera è concreto. L’emergenza Una questione di cui tenere conto in vista della prossima emergenza rifiuti. Con la chiusura di una linea del termovalorizzatore di Acerra, in programma a settembre, il rischio che la spazzatura resti nuovamente in strada è alto. E a quel punto, potrebbe esserci la necessità di trovare siti di stoccaggio. Di sicuro non può esserlo l’impianto di Fondo d’Orto, utilizzato impropriamente per qualche giorno, durante l’ultima crisi. Un’emergenza che tra l’altro – stando anche a quanto emerso nella commissione Ambiente andata in scena martedì al Comune – non è stata determinata dalla chiusura degli Stir, ma dall’indisponibilità del sito di stoccaggio utilizzato da Am Tecnology. Una questione che ha scatenato anche un duro scontro politico, perché l’amministrazione comunale è stata accusata di non riuscire a pretendere il rispetto del contratto per il servizio d’igiene urbana. La ditta, tra le altre cose, s’è aggiudicata l’appalto proprio perché garantiva di avere a disposizione un sito di stoccaggio che avrebbe permesso di scongiurare qualsiasi tipo di emergenza. Invece i rifiuti sono rimasti in strada per giorni. E dopo averli raccolti, la scelta di tenere mezzi fermi nell’isola ecologica di Fondo d’Orto potrebbe aver provocato un vero e proprio scempio ambientale.

Tiziano Valle

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