E' la vera storia degli scavi di Ercolano: spuntano gli assegni del '700

Dai libri degli antichi banchi napoletani tutti i pagamenti dell'ingegnere Alcubierre. Precipitato per caso nel teatro di Ercolano, così divenne il signore dei reperti


Dalle polizze per le carrozze all'ingegnere scopritore dell'antica Ercolano, Rocco Gioacchino d’Alcubierre per recarsi agli scavi di Resina, Torre Annunziata, Civita e Gragnano nel novembre del 1765.  Ai 155 ducati al rilegatore Giulio Giannini incaricato dalla Stamperia Reale di ricopiare fedelmente le meraviglie sepolte dall’eruzione del Vesuvio. Finanche gli ‘assegni’ del 1700 per pagare i manovali di Portici che lavoravano con Alcubierre al giardino della Reggia e quelli dei facchini che trasportavano le opere rinvenute durante gli scavi. Sono solo alcune di quelle che oggi si chiamano causali di pagamento risalenti alla grande stagione degli scavi archeologici che si apriva a Napoli sotto il regno di Carlo I di Borbone. Documenti inediti rinvenuti scorrendo le migliaia di pagine degli enormi libri degli antichi banchi napoletani conservati all’archivio storico del Banco di Napoli grazie ad un paziente lavoro di ricerca e di studio in collaborazione con il Museo Archeologico di Napoli.

Le pandette, nei libri del banco di Napoli la storia degli scavi

Una scoperta incredibile anche perché attraverso quei pagamenti tutti minuziosamente riportati dagli ‘impiegati’ dell’epoca è possibile conoscere fatti nuovi di mezzo secolo di lavori agli scavi di Ercolano poi allargatesi anche a Pompei e Stabia, ma anche dettagli sulla vita di Alcubierre. Il suo nome spunta tra i 17 milioni di nomi segnati nelle pandette, i libri su cui venivano annotati i clienti e numeri di conto: a lui infatti erano assegnati tutti i pagamenti dei Regi Scavi. E così attraverso le spese per i viaggi o per l’acquisto dell’esplosivo è stato possibile ricostruire l’organizzazione e le tecniche dei ritrovamenti dell’epoca. Ma anche il funzionamento della Real Stamperia e la grande macchina statale messa in moto per dar vita all’opera delle Antichità di Ercolano, voluta dal re e regalo per i suoi fedeli amici della dinastia.

105 milioni di assegni e una nuova storia

Ancora una volta i 105 milioni di assegni e  i libri custoditi nelle 330 stanze dell’archivio del Banco di Napoli regalano una storia nuova da raccontare e che diventa da oggi una mostra dal nome “Scavando tra le carte”, incentrata appunto sulla nascita degli scavi archeologici. Un video realizzato dal regista Damiano Falanga con un attore nella parte di Alcubierre introdurrà i visitatori in quegli anni e farà conoscere loro anche la storia davvero singolare dell’ingegnere militare criticato aspramente da Winckelmann. “Ha a che fare con gli scavi come la luna con i gamberi, cioè nulla” diceva di lui.

L’ingenere che scoprì per caso Ercolano. La sua fortuna: i manovali di Portici

Nel 1738 Ercolano viene scoperta perché Alcubierre sta lavorando al  giardino della Reggia di Portici. Scava un fosso, precipita nel teatro di Ercolano e trova così la prima epigrafe. Da allora diventerà il patron della stagione archeologica napoletana: a lui il re affiderà tutti gli scavi. Più che un archeologo un militare a cui poco importava delle strutture e che tra cunicoli ed esplosioni per riportare alla luce i reperti cancellò in parte il teatro di Ercolano. Sgridato finanche dal re perché lucidava i bronzi. Più che un ingegnere un mastro di cantiere, lontano dal mondo accademico e dai metodi di scavo tradizionali. Ma curioso e capace di stare a contatto con i manovali e gli abitanti di Portici: sarà anche questo a fare la sua fortuna. Come dirà anche lui. “Non il caso ha portato alla luce Ercolano. Io sentivo quando avrei trovato qualcosa per questo l’esplosivo e le gallerie. Gli scavi nascondono, coprono, ma alla fine restituiscono quello che desiderano darti, ciò che è destinato a tornare alla luce, trovano sempre la strada per il sole”.

Marina Cappitti

09-05-2017 12:00:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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