Fabio Pecchia, da Napoli fino a Madrid


Il suo mentore è stato sicuramente Marcello Lippi che lo ha allenato a Napoli e fortemente voluto alla Juve. Se a Napoli Fabio è stato un titolare capace di ricoprire tutti i ruoli di centrocampo, alla Juve è diventato un comprimario di lusso in una squadra di altissimo livello.

Comincia giovanissimo ad Avellino, dopo l’esordio in B, diventa titolare in C1

Dal Partenio al San Paolo nel 93 (con uno strano passaggio a Parma): Lippi lo fa esordire a 20 anni utilizzandolo come snodo di un centrocampo costruito per rapide verticalizzazioni.

E’ veloce, palla al piede, e Lippi ne esalta la visione di gioco. Inesauribile polmone è capace di veloci ripartenze. Può giocare sia a destra che a sinistra e il suo contributo in quel Napoli che è ormai lontano parente della squadra degli scudetti, è considerato indispensabile dal tecnico viareggino. Segna 4 gol in 33 partite e porta il Napoli in Coppa Uefa. Qualcuno lo definisce un talento, forse, però, è esagerata la definizione per un calciatore che deve i suoi successi, più alla sua capacità di applicazione che a reali doti tecniche.

Nel 1996, con la Nazionale Under-21 di Cesare Maldini, vince gli Europei del 1996 e prende parte anche ai Giochi Olimpici di Atlanta. Nella stagione 1996-97, con Gigi Simoni, il Napoli, alla sosta di Natale, è secondo in classifica insieme al Vicenza, dietro la Juventus.  Alla fine della stagione sarà solo un modesto 13° posto ma nella stessa stagione il Napoli arriva a disputare la doppia finale di Coppa Italia proprio contro il Vicenza. Pecchia segna il gol vittoria all’andata. Il Napoli viene, però, sconfitto ai supplementari dalla squadra di mister Guidolin.

A Napoli gioca per 4 stagioni diventandone leader e Capitano, ma la squadra naviga nelle nebbie di bilanci pericolosi.

Nel 1997 viene ceduto, per far cassa, alla Juve di Lippi. 10 miliardi sono una bella boccata d’ossigeno per il bilancio dei partenopei, per Fabio invece, è l’occasione di giocare “per vincere”.

A Torino parte quasi sempre dalla panchina. 21 presenze e un gol. E’ scudetto e Supercoppa per Zidane & C.

L’arrivo in bianconero di Edgar Davids, però, gli toglie ulteriore spazio.

Ritorna a Napoli dopo due stagioni una alla Samp e una al Torino. I partenopei retrocedono ma Pecchia diventa una delle bandiere di quel piccolo Napoli.

Dopo Napoli ancora qualche buona annata tra serie A e B.

Bilancio finale: 337 presenze e 41 reti in Serie A, 62 presenze 4 reti e in Serie B e 47 presenze 5 reti e in Serie C1. E’ stato anche uno dei leader dell’A. I. C, il sindacato dei calciatori.

Comincia la carriera di allenatore: vaga tra B e Lega Pro con risultati altalenanti. Nel 2012, a Coverciano, consegue il patentino Uefa. Nel 2013 diventa l’allenatore in seconda di Benitez a Napoli. E’ un ritorno in grande stile la squadra partenopea ha grandi ambizioni. Poi gli attriti tra il tecnico spagnolo e il presidente De Laurentis, fanno concludere anzitempo una esperienza che avrebbe meritato altra considerazione.

Nel 2015 segue Benitez al Real Madrid. Nessuno può resistere alla chiamata dei madrilisti. L’esperienza, purtroppo dura poco. Madrid è una piazza che non sa aspettare. Ancora con Rafa va al Newcastle. Poi sceglie di ritornare ad allenare in proprio: accetta la guida dell’Hellas che porta dalla B alla A.

Fabio Pecchia è uno dei pochissimi calciatori che abbiano giocato nella nostra Serie A ad aver conseguito la Laurea. Prima il diploma di Ragioniere ai tempi di Avellino, poi l’Università con i corsi di giurisprudenza alla Federico II. Nel 2007 la Corte d’Appello di Bologna gli ha rilasciato l’abilitazione alla professione.

Pecchia dimostra che il calcio può essere giocato ad alti livelli senza trascurare gli studi; un esempio ancora poco seguito.

Raffaele Cirillo

02-09-2017 19:00:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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