Guerra tra potenti: le stoccate di De Laurentiis a Lotito


Lo scontro fra titani è la miccia che s’accende e dà fuoco alle polveri d’una campagna elettorale arrivata sino a Madrid. Da lì, a poche ore dal primo atto della super-sfida tra Real e Napoli, ieri Aurelio De Laurentiis ha lanciato bordate su Claudio Lotito. 

Accade in venticinque minuti di duetto con Walter Veltroni. Sì, proprio l’ex sindaco di Roma che il “re del cinema” avrebbe voluto alla presidenza della Lega di Serie A («perché ci serviva una guida politica, stavolta, non un imprenditore»), e che invece fa l’intervistatore d’un patron che svaria a tutto campo, respirando a pieni polmoni l’inebriante profumo d’una notte di Champions ch’è storia ancora prima di consumarsi, però pure affilando il coltello delle accuse verso il numero uno di Lazio e Salernitana a scarsi venti giorni dal voto in Figc. Lotito, anzi, «il signor Lotito», consigliere federale uscente e in corsa per la riconferma come “capolista” dei sostenitori di Carlo Tavecchio nel duello con Andrea Abodi, per De Laurentiis è il rivale che - ipse dixit - «per farsi bello, avendo interessi in serie B e C, sta pompando a dismisura le squadre minori, con un paracadute di 65 milioni per chi retrocede». 

Un ostacolo, a detta dell’Aurelio furioso, sulla strada della rivoluzione d’un calcio italiano «che vive d’un populismo senza precedenti, in cui si cerca d’accontentare tutti e quindi non s’accontenta nessuno». Il presidente del Napoli s’accontenterebbe così: «Serve una nuova legge sugli stadi, perché la vecchia è stata inquinata e distrutta per fare un torto alla Sensi e a Lotito, poi bisognerebbe creare condizioni di sicurezza sul modello inglese. Infine, occorrerebbe fare il “vero” Campionato Europeo, con le 5 Nazioni più importanti: Spagna, Francia, Germania, Inghilterra e Italia. Le prime 6 classificate d’ogni campionato giocano questo torneo, riducendo ovviamente le partite dei campionati nazionali». 

Scenario oggi improbabile, lontanissimo. Per colpa, secondo DeLa, proprio “dell’imperatore” Claudio: «Io e Agnelli eravamo favorevoli alle seconde squadre, poi siamo stati segati da Lotito. Ora - ha detto rivolgendosi a Veltroni - mi chiederai: perché Lotito è così potente? Perché le elezioni non si possono fare così, numericamente. Il voto d’un club di serie A con tifosi in tutto il mondo non può valere quanto quello d’una società piccola. Di questo ha vissuto il signor Lotito. Il gioco delle tre carte non si può fare. Altrimenti non ci rafforzeremo mai. Mi auguro che Lotti (neo ministro dello Sport, ndr) faccia tabula rasa». 

L’attacco frontale al (multi)patron di Lazio e Salernitana è il più significativo dei temi toccati da De Laurentiis nell’intervista affidata al canale web di bandiera. Per il resto il presidente del Napoli, al quale nel giorno in cui (ri)porta la maglia azzurra sul sontuoso palcoscenico del Bernabeu è concessa pure qualche ridondanza sulle “puntate precedenti”, riannoda i fili d’un discorso cominciato nel 2004. «Non ho preso la società in serie C, ma in Tribunale. Da neofita del calcio, chiesi: “Dove sono i giocatori? E il centro sportivo?”. Litigai anche con il giudice che mi guardava stranito: “Ma lei qui fa il giudice o il passacarte?”, gli dissi. Poi capii cosa mi aspettava. Però volevo il Napoli già dal 1999, quando mi presentai con un’offerta da 120 miliardi di vecchie lire a Ferlaino, che mi fece causa. La mia famiglia ha origini napoletane, abbiamo cominciato nel 1929 con la pasta a Torre Annunziata, città che in quel momento aveva 150 industriali del settore. Dunque, potevo prendere solo il Napoli». E quel giorno alla Fallimentare è amarcord dolcissimo, prima dell'amarezza nella notte di Madrid...

DARIO CIOFFI

16-02-2017 13:18:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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