Il Pd non risponde alle esigenze dei giovani

L'opinione


O il PD cambia verso a Roma, a Napoli ed in Campania oppure il progetto politico per il quale siamo nati rischia di smarrirsi definitivamente. Abbiamo discusso poco di quello che è accaduto nella sconfitta alle amministrative di grandi città e ancora meno di quello che è accaduto il 4 dicembre con il referendum. La risposta al disagio crescente di una parte del Paese che non si vede tutelata e rappresentata, che dentro la globalizzazione e la modernità ha visto accrescere disuguaglianze e povertà è un tema che interroga soprattutto noi nel profondo. Nel frattempo, intorno a noi, cambia il volto di moderne democrazie con derive autoritarie e di destra: nel giorno della memoria il Presidente americano Trump, chiude le frontiere ai migranti provenienti dai paesi musulmani; le frontiere diventano d’un tratto muri invalicabili anche per alcuni paesi d’Europa, proprio quell’Europa che voleva essere inclusiva, solidale, aperta. Va in crisi quella globalizzazione che immaginavamo potesse aumentare il numero degli “inclusi” in Italia, in Europa e nel mondo, lasciando il passo ad ingiustizie sociali, allargando il numero di cittadini consegnati alla marginalità, senza tutele e senza sostegno; si riducono diritti nel mondo del lavoro che nel frattempo è diventato più flessibile, più precario, più nomade. Da noi un’intera generazione di giovani soprattutto al Sud, è completamente fuori dal circuito delle opportunità per costruire certezze per il proprio futuro. E guarda caso da questa giovane generazione e da questa parte del Paese sono arrivati segnali di bocciatura verso il governo nazionale attraverso il voto referendario. Io ritenevo e ritengo che per invertire la rotta ed evitare che la parte del Paese più in difficoltà non ci riconosca più come un riferimento credibile e capace di cambiare la propria condizione di disagio, serve una riflessione lunga e articolata sulla ricaduta delle nostre politiche, sul nostro posizionamento, sul profilo riformista della nostra azione. Abbiamo bisogno di cambiare pelle o forse più semplicemente di essere fino in fondo ciò che avevamo scritto nell’atto fondativo del PD: una grande forza popolare e riformista, in grado di parlare al mondo del lavoro, di stare nella carne viva della sofferenza della nostra gente, di dare certezze di futuro a chi sino ad oggi non ha ricevuto ascolto e soluzione ai propri bisogni. E fare tutto questo impegna un tempo lungo, molto più di quello che è stato deciso in Direzione Nazionale. Una lunga ed articolata riflessione, poi il congresso ed il pieno sostegno al governo Gentiloni fino alla scadenza naturale della legislatura, perché proprio dalle azioni che sapremo mettere in campo saremo giudicati dal Paese. Rivedere le riforme del mercato del lavoro, approvare rapidamente i provvedimenti contro la povertà, lavorare in Europa perché cambi l’agenda delle priorità, orientare gli investimenti per una grande e straordinaria manutenzione del territorio. Tutto questo presuppone pensiero e poi azione. E poi classe dirigente all’altezza della sfida qui e a Roma. Non si risponde alle difficoltà di questa fase con un congresso lampo ed un tesseramento ben organizzato. Abbiamo bisogno di un partito contendibile con le idee e non con le filiere di potere locale e nazionale. I guasti a Roma, a Napoli ed in Campania sotto il profilo politico, organizzativo ed etico sono sotto gli occhi di tutti. Cerchiamo di non sbagliare più, non c’è tempo da perdere.

Antonio Marciano

consigliere regionale Pd

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15-02-2017 13:30:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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