L'arte delle sorelle Corcione dal centro storico di Napoli agli Usa e l'Argentina


Come e quando nasce in voi la passione per l’arte? 

(Rosaria) «Se dovessimo associare un evento o una data sarebbe difficile. Credo che il pensare e il guardare siano già un atto creativo. L’arte per noi è un modo per esprimere un sentire interiore. Viviamo in una grande metropoli, da sempre terra di contrapposizione: da una parte tra le città più belle del mondo, con un patrimonio artistico infinito, dall’altra una città difficile. Questa mescolanza di energie ha fortemente alimentato il nostro estro creativo». 

Qual è - se c’è - il filo conduttore delle vostre opere? 

(Rosaria) 

«Abbiamo due formazioni artistiche diverse, oltre che personalità differenti, eppure da sempre creiamo insieme un’azione comune e il tutto nasce molto spontaneamente. Negli anni il nostro modo di comunicare è passato attraverso diversi linguaggi, scultura, pittura, incisione ed istallazioni. È stato importante per noi sperimentare diverse tecniche perché ci ha permesso di parlare di più temi con un unico filo conduttore che ci ha reso riconoscibili».

«Heart» è un po’ il manifesto della vostra concezione dell’arte. Cosa esprime? 

(Rosaria) 

«È interessante quando una ricerca che parte da un’esigenza interiore arrivi a diventare la spinta per un progetto corale come è capitato con Heart, nato nel 2008. Per molti anni la sua ricerca si concentra sull’osservazione dell’uomo e la sua fragilità e, quasi come una conseguenza, ci siamo trovate a rapportarlo alla natura. Sono nate prima sculture integrate con elementi naturali fino ad arrivare alla Land Art con l’inserimento in parchi delle nostre opere cercando di raccontare quanto sia importante che l’uomo si ricongiunga alla natura».

Dal centro storico di Napoli al resto del mondo: quanto è stato difficile affermare il vostro talento? 

(Anna) 

«Napoli ha avuto sempre un effetto positivo nel nostro lavoro, per noi è sempre stato un vantaggio avere un Atelier nel centro storico mentre essere donna purtroppo ancora oggi è dare il doppio per dimostrare che si è all’altezza. Per fortuna non è sempre così. Tra le collaborazioni più entusiasmanti c’è quella in Serbia, invitate dall’Ambasciata Italiana a Belgrado per il festival dell’arte contemporanea Dev9t, dove eravamo le uniche artiste italiane e donne. Ma del tema abbiamo parlato anche in un’opera per il festival dei Saperi a Pavia, “Donna Manichino”».

Quali sono le vostre maggiori fonti d’ispirazione? 

(Anna) 

«Temi sociali, tutto quello che ci circonda, i nostri gesti, le emozioni. Ma anche razzismo, femminicidio, emigrazione, la religione e i sentimenti».

Progetti in cantiere, dopo i successi riscossi in Usa e in Argentina?

(Anna) 

«Stiamo lavorando alla mostra che si terrà ad aprile a Barcellona: una personale sul nostro nuovo progetto “Poema sonoro con installazione”, dove l’opera centrale - la casa (scultura in carta rivestita all’interno in oro) - è sospesa e si affaccia al giardino interiore con un’installazione di radici disegnate e fotografate con interventi pittorici. Intanto a Palermo fino al 10 marzo c’è Biennale Arcipelago Mediterraneo con una nostra opera nella collettiva “Rotte Mediterranee” ai Cantieri Culturali alla Ziza Spazio Zac, con il progetto Imago Mundi della Fondazione Benetton».

GIULIANA COVELLA

23-02-2017 17:12:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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