Pd, sarà il giorno della verità. Matteo Renzi, pronto a dimettersi da segretario, indicherà la strada che conduce al voto

L'obiettivo, spiega, e' rilanciare il Pd come "motore del cambiamento" in un'Italia che sembra tornare "alla prima Repubblica"


Sarà il giorno della verità per il Pd. Matteo Renzi riunira' il partito è indicherà la strada verso il voto. Proporra' subito congresso pronto a dimettersi da segretario, o primarie per avere, con "un grande coinvolgimento una leadership legittimata da un passaggio popolare". A patto che, avverte in una lettera a tutti gli iscritti, "chi perde rispetti l'esito del voto". L'obiettivo, spiega, e' rilanciare il Pd come "motore del cambiamento" in un'Italia che sembra tornare "alla prima Repubblica" e in un'Europa in cui bisogna far "sentire alta la voce" per non lasciarla a "lepenismi e populismi". Ma la minoranza Dem non si fida di Renzi e alla vigilia della direzione, avverte che le regole del congresso vanno concordate insieme e sui tempi non possono esserci blitz. Gianni Cuperlo evoca la scissione, Michele Emiliano attacca il segretario, Enrico Rossi chiede la nomina di un segretario di garanzia per la fase congressuale. A loro la replica di Lorenzo Guerini: "Si e' superato il livello di guardia. Basta con il logoramento". In platea ad ascoltare il segretario ci saranno i membri della direzione, ma anche parlamentari e segretari provinciali. Si parlera' di congresso e legge elettorale: convitato di pietra, l'ipotesi di elezioni anticipate contro cui si battono minoranza Pd e un pezzo di maggioranza. Contro un ritorno anzitempo alle urne si fa sentire, proprio alla vigilia della direzione, una voce autorevole e ascoltata come quella di Romano Prodi: "Secondo me bisogna votare al tempo dovuto, la legislatura finisce questo altr'anno, si voti questo altr'anno", afferma l'ex premier.

12-02-2017 23:50:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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