Romania al voto contro corruzione e malaffare


La lotta alla corruzione dilagante, il rafforzamento della democrazia e l'ulteriore integrazione europea con l'auspicata adesione all'area Schengen di libera circolazione hanno caratterizzato in Romania la campagna elettorale per le elezioni politiche di domenica, che vedono ancora favoriti i socialdemocratici del Psd guidato da Liviu Dragnea rispetto a una alleanza fra liberali e centrodestra. Il voto si tiene a un anno dall'uscita di scena dell'ex premier socialdemocratico Victor Ponta, costretto alle dimissioni nel novembre 2015 dopo una lunga serie di manifestazioni popolari nelle quali decine di migliaia di persone scesero in piazza per giorni per contestare i politici corrotti. Lo stesso Ponta era oggetto di un procedimento giudiziario per accuse di corruzione e le manifestazioni denunciarono anche i mancati controlli di sicurezza dopo la tragedia di fine ottobre 2015, quando in un incendio in una discoteca di Bucarest persero la vita 64 giovani (tra i quali la studentessa napoletana Tullia Ciotola). Alla guida del governo fu chiamato Dacian Ciolos, l'attuale premier che dal 2010 al 2014 è stato commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, uomo di notevole spessore politico che ha traghettato senza eccessivi patemi il Paese alle elezioni. Su posizioni indipendenti e pur non avendo alcuna precisa casacca politica, Ciolos si è guadagnato un diffuso apprezzamento, e lo schieramento conservatore - formato da una alleanza fra il Partito nazionale liberale (Pnl) del presidente della repubblica Klaus Iohannis e l'Unione per la salvezza della Romania (Usr), una nuova formazione di centrodestra fondata da Nicusor Dan - ha fatto sapere che lo confermerà alla guida del governo in caso di vittoria elettorale. Gli ultimi sondaggi hanno confermato il vantaggio per i socialdemocratici del Psd (eredi del vecchio Pc romeno) dati fra il 38% e il 40% dei consensi. Il Pds potrebbe allearsi all'Alde (Alleanza fra liberali e democratici) attestato al 7%. Sul fronte conservatore, il Pnl è dato al 26% e l'Usr, alla sua prima uscita elettorale a livello nazionale, è accreditato di un 12%. A decidere sulle future alleanze e coalizioni saranno probabilmente i piccoli partiti, come quello della minoranza ungherese (Udmr) e l'altro che fa capo all'ex presidente Traian Basescu (Pmp). Alle urne domenica sono chiamati oltre 18 milioni di elettori, compresi quelli all'estero (in Italia sono circa un milione): per la prima volta i residenti all'estero hanno potuto votare anche per corrispondenza e non solo presso i seggi elettorali appositamente allestiti (73 in Italia). I candidati in lizza per i 464 seggi di Camera e Senato sono quasi 7 mila in rappresentanza di 11 partiti. La campagna elettorale si chiuiderà ufficialmente alle 7 di domattina. I romeni potranno votare domenica dalle 7 alle 21 locali (6-20 italiane).

ANSA

09-12-2016 20:05:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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