Via al nuovo studio sulle folle negli stadi


Parte in Italia un nuovo studio sulle folle negli stadi: finisce l’era del “modello idraulico”, più attenzione alla variabile “comportamento umano”. L’Imperial College di Londra, prestigioso istituto e riferimento internazionale nel settore dell’ingegneria civile nonché collaboratore del ministero dei Trasporti inglese, sta studiando in diversi Paesi del mondo proprio il movimento dei tifosi negli impianti sportivi. E per l’Italia l’Imperial College ha chiesto la partnership di Andes, l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza. Il tutto è sfociato in un incontro a cui hanno preso parte anche esponenti dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, del Coni e dell’Uni.

L’incontro – Il 31 gennaio scorso Ferruccio Taroni, presidente Andes, e Francesco Davalli (socio Andes)  hanno organizzato un incontro a cui ha preso parte anche il professor Arnab Majumdar, esponente dell’Imperial College, Daniela Stradiotto, presidente dell’Osservatorio Nazionale Manifestazioni Sportive, Marco Ducci, responsabile Ufficio Supporto Normative e Regolamenti del Coni e presidente commissione Uni per gli impianti sportivi. Ad un successivo incontro ha preso parte anche l’ingegner Saverio Mandetta presidente del Cen, l’equivalente europeo dell’Uni. 

Cosa cambia – Alla luce delle novità del decreto del 3 agosto 2015, che introduce l’analisi del comportamento umano nei piani di esodo, lo studio del comportamento dell’individuo e della folla diventano aspetti di primaria importanza, sia per facilitare il cosiddetto “ultimo miglio” (il percorso dalla fermata dei mezzi pubblici o dal parcheggio fino all’ingresso allo stadio) che per migliorare le operazioni di esodo. La normativa precedente, tutt’ora vigente per alcuni impianti sportivi, si basava sul modello idraulico, con le persone equamente suddivise nelle diverse uscite di sicurezza. Le direttive più aggiornate invece analizzano anche le abitudini comportamentali che guidano gli individui e di conseguenza le folle.

I casi specifici: il primo passo – Ad esempio, la tendenza al comportamento gregario degli individui in casi di emergenza spinge molte persone a seguire la strada intrapresa dal primo che si muove in una determinata direzione (si pensi all’uscita dalla metro). Salvo poi comprendere, dopo due o tre passi, che magari è la direzione sbagliata. Ecco dunque che se in uno stadio a muoversi per primo fosse uno steward, indicando da subito l’uscita di sicurezza esatta, il deflusso potrebbe essere più efficace.

Altro caso: la famiglia sugli spalti – Altro esempio che testimonia come il modello idraulico in determinate circostanze non sia più efficace: la presenza sugli spalti di una famiglia o di piccoli gruppi, come una squadra giovanile. E’ chiaro che una famiglia non si muoverà dal posto, nel caso di emergenza, se prima non si sarà riunita tutta. Il figlio senza i genitori non correrà da nessuna parte, e viceversa. Stesso discorso per dei micro gruppi.

Andes a lavoro – “Andes – spiega il presidente Taroni – metterà a disposizione l’esperienza raccolta negli anni dai delegati negli stadi di tutta Italia, proprio con l’obiettivo di poter contribuire nel modo più efficace all’aggiornamento dei sistemi di sicurezza. Il prof Majumdar elaborerà un primo lavoro, che sarà valutato da Andes e Coni per individuare impianti rappresentativi a tali studio”.

16-02-2017 15:01:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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