La favola di Omar, dal barcone al campo: “Io salvato dal calcio”

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La favola di Omar, dal barcone al campo: “Io salvato dal calcio”

Era ancora minorenne quando ha deciso di affrontare il viaggio della speranza che dal Gambia lo ha portato in Italia.

 In patria ci sono ancora i genitori e due fratelli più piccoli ma Omar Saikou, 19 anni, alle spalle si è lasciato la devastazione, il clima di terrore instaurato dal presidente Jammeh che ha annientato i diritti umani dei gambiani. Che da un ventennio a questa parte soffoca sul nascere i tentativi di rivolta del popolo con la tortura, documentata gli ispettori dell’Onu.

Omar è arrivato in Italia su un barcone, una delle tante carrette del mare che attraversano il Mediterraneo per approdare su lidi più sicuri. In Gambia giocava a calcio, era il centrocampista di una squadra che militava in una categoria paragonabile alla nostra serie A. Ma dai campi di calcio della sua terra Omar è dovuto scappare perchè il verde del rettangolo di gioco oramai non brillava più. Il regime ha soffocato tutto e chi vuole una vita diversa deve fuggire, anche se questo significa lasciare nella terra natìa gli affetti più cari.

Per il 19enne l’arrivo in Italia, però, si è trasformato nell’inizio di una favola. Dopo lo sbarco è arrivato in Campania dove ha trovato una famiglia che lo ha accolto e una squadra di calcio, il Benevento, che lo guarda con simpatia.

Il destino di Omar sembra scritto nella sua passione per il pallone. Quella che lo ha portato a frequentare i campi di calcio anche in Italia. E proprio in uno stadio, il “Pinto” di Caserta, ha incontrato quello che oggi è diventato il suo fratello maggiore. L’uomo che lo sta aiutando e si sta prendendo cura di lui tanto da chiedere, assieme alla moglie, di diventare il suo tutore.

E’ di Casola di Napoli la famiglia che si sta prendendo cura di Omar: Catello Donnarumma, la moglie Anna e i loro due bimbi sono diventati la famiglia adottiva del 19enne che, trovato un approdo sicuro, ora vuole realizzare il suo secondo sogno: tornare a giocare a calcio.

«Ho conosciuto Omar su un campo di calcio – racconta commosso Catello Donnarumma – mi ha fatto subito tenerezza. Siamo entrati in confidenza. Mi ha raccontato la sua storia. Mi ha colpito e quando sono tornato a casa ho condiviso questa esperienza con mia moglie. Man mano che trascorrevano i giorni è maturata in noi l’idea di fare qualcosa per questo ragazzo». Catello e Anna da mesi hanno avviato la pratica per diventare i tutori di Omar. Ricevuto il nulla osta dai genitori del ragazzo hanno iniziato la lunga trafila, fatta di giudici e funzionari di Questura e Prefettura.  

«Anche ieri – spiega Catello Donnarumma – siamo stati alla Questura di Napoli e abbiamo ricevuto una buona notizia. Dobbiamo rivolgerci alla questura di Livorno che ultimerà le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno di Omar». 

Un documento di fondamentale importanza per il giovane gambiano, l’ultimo tassello per coronare il suo sogno: quello di essere ingaggiato da una squadra di calcio e tornare a giocare a pallone. Ha gli occhi puliti Omar, lo sguardo fiero di chi ha sofferto sulla propria pelle il peggio che la vita possa riservare. Ma ha anche tanta determinazione, quello che lo spinge ad allenarsi tutti i giorni in attesa del debutto. Ogni giorno a dare calci ad un pallone per esorcizzare un passato che fa ancora paura. Ora si sta allenando con le giovanili del Benevento, squadra neo promossa in serie B. Per Omar presto potrebbe avverarsi la magia degli stregoni: il suo sogno è quello di poter vestire, al più presto, la casacca giallorossa.

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