Il racket di Scafati nel nome del clan: «Il terreno è nostro o ti spariamo»

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Il racket di Scafati nel nome del clan: «Il terreno è nostro o ti spariamo»

SCAFATI – «Ti sei comprato il terreno, ora me lo dai o me lo restituisce per forza se no ti uccido a te e tuo fratello»: così parla Giovanni Fusco, “O’Cangiano”, personaggio noto alle vittime per i suoi contatti criminali. Le spedizioni all’azienda dei due fratelli “rei” di aver comprato un lotto confinante diventano scorribande violente perché il messaggio sia chiaro e senza appello. Prima, con una vettura. Poi, con due motoscooter che girano nello spiazzale per intimidire i dipendenti presenti. Poi Uno scende dalla moto, si toglie il casco nervoso, e chiede dove sono i fratelli. «Dove sta quel ricchione, si è messo in testa di impadronirsi di tutto?». I due titolari non sono in azienda, e così quando un dipendente riferisce della loro assenza, il giovane, poi rivelatosi essere Giuseppe Fusco, figlio di Giovanni, non si scompone. «Non li hai trovati? Non fa niente, adesso li troverò io, troverò io quel ricchione».  Successivamente nello stesso spiazzale arriva una vettura bianca che incrocia il precedente proprietario del terreno. «Mi devi dire chi ti ha detto che a me non spetta il diritto di prelazione», dice, e quando il vecchio proprietario indica l’ingegnere presente, parte il ceffone, col sangue che schizza dal setto nasale e dall’occhio e gli occhiali che volano via.

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