San Paolo choc, il Napoli perde il 22% dei tifosi. I motivi del crollo delle presenze

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San Paolo choc, il Napoli perde il 22% dei tifosi. I motivi del crollo delle presenze

C’era una volta un mondo in fermento in direzione Fuorigrotta ogniqualvolta che al San Paolo era in arrivo il Napoli. Una città, quella azzurra, che ha vissuto da sempre a base di pane a pallone. Perché guardare le partite nell’impianto di Fuorigrotta – in quello stesso stadio che da anni necessita di una ristrutturazione e che il patron De Laurentiis ha definito senza troppi giri di parole «cesso» – era quasi un credo religioso. Tutto dimenticato in fretta, complice la guerra al presidente De Laurentiis e la crisi economica che ormai ha travolto ogni settore. I numeri attuali dicono che le presenze negli stadi della Serie A continuano a diminuire, soprattutto all’ombra del Vesuvio, dove il calo è uno di quelli preoccupanti. In generale, l’Osservatorio Calcio Italiano, sulla base del database online di Stadiapostcards, ha registrato  una flessione dell’1,7% rispetto al dato finale dello scorso campionato (22.221 spettatori in meno). Si tratta del peggior dato registrato nell’ultimo quinquennio: -1,1% rispetto al 2014/15, -7,1% rispetto al campionato 2013/14, addirittura -11,4% rispetto alla stagione 2012/13. Nel dettaglio, nella top five – dopo Milan, Inter e Juventus – figurano Napoli (30.144) e Roma (28.910) dove, però, si registrano dei veri e propri crolli delle presenze rispetto alla passata stagione: -22,3% al San Paolo, -17,8% allo stadio Olimpico. Diversi i motivi alla base dei numeri disastrosi della squadra napoletana che, senza ombra di dubbio, vanta una delle migliori tifoserie al mondo, alla pari di quelle del Real Madrid o del Barcellona per intenderci, soprattutto per la passione che la caratterizza e per i numeri registrati nelle partite di cartello. 

STADIO FATISCENTE

Indubbiamente, dietro il calo di presenze al San Paolo c’è una struttura fatiscente e che non rispecchia il blasone del club. L’impianto di Fuorigrotta non rientra tra gli stadi-gioiello italiani, stile Juventus Stadium per intenderci. Il rifacimento bagni, i lavori alla tribuna stampa, ai sediolini e alle aree di accoglienza sono stati avviati soltanto lunedì 19 dicembre, al termine di una guerra durata diversi mesi tra il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, e il sindaco, Luigi de Magistris. Soltanto a fine novembre è stato presentato il progetto restyling del San Paolo, che prevederà anche un sottopasso – che porta dagli spogliatoi al campo – con una galleria museo dove saranno raffiguranti alcuni dei momenti più importanti della storia del calcio Napoli con immagini anche di Maradona. Ancora da chiarire, invece, la copertura degli spettatori e su cosa contribuirà De Laurentiis. Fatto sta che a marzo al Real Madrid potrebbero essere consegnati degli spogliatoi imbarazzanti, non all’altezza della competizione più prestigiosa d’Europa. 

IL CARO BIGLIETTI E LA GUERRA A DELA 

Non solo lo stadio fatiscente allontana i napoletani dal San Paolo. Dietro i motivi del crollo spettatori, così come degli abbonati, si nasconde anche il caro biglietti e la contestazione – cominciata subito dopo l’addio di Higuain – nei confronti di De Laurentiis. Alla prima gara di campionato, quella contro il Milan, il presidente fissò i prezzi delle curve a 40 euro. Una cifra elevatissima, tanto che dalla Curva A fu esposto lo striscione «settore popolare», mentre alcuni rappresentati della tifoseria manifestarono pacificamente a Piazza Municipio. 

LA CRISI ECONOMICA 

Naturalmente, il calo è da ricondurre anche alla crisi economica che ha travolto da anni il nostro Paese. Non è un caso che il maggior numero di presenze sia stato registrato in Napoli-Sassuolo (49.490 spettatori), match in cui De Laurentiis ha notevolmente abbassato il costo dei tagliandi, fissando le curve a 5 euro. 

L’EFFETTO HIGUAIN

Tra le cause anche il passaggio-tradimento di Higuain alla Juventus. Per molti tifosi napoletani, De Laurentiis non ha assicurato un degno sostituto dell’argentino. Nel mirino era finito Icardi, rimasto soltanto un sogno d’estate. Poi è arrivato Milik che si è gravemente infortunato dopo poco. A inasprire gli animi tra patron e ultras anche l’arrivo di troppi baby calciatori e i 90 milioni – a detta dei tifosi – spesi soltanto in parte. 

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