Da Villa del Popolo a baraccopoli: il progetto mancato del parco della Marinella

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Da Villa del Popolo a baraccopoli: il progetto mancato del parco della Marinella

Doveva essere il più grande polmone verde al centro della città, dopo la Villa comunale alla Riviera di Chiaia. Quello che avrebbe servito non solo i cittadini di quartieri come Mercato e Pendino, tra quelli più vicini, ma anche quelli dell’area orientale. Invece dopo 20 anni tutto è fermo e in quella che avrebbe dovuto chiamarsi Villa del Popolo oggi ci abitano i rom, che continuano ad allestire le loro baracche, aumentate in pochi giorni da due a cinque. A denunciare lo scempio e la mancata apertura del parco è Gianfranco Wurzburger, dell’associazione Gioventù cattolica: «Premesso che in quell’area sarebbe dovuto sorgere un parco cittadino di circa 36mila mq grazie ad un progetto del Comune redatto da Aldo Loris Rossi nel lontano 1997 e finanziato con fondi europei, oggi siamo invece di fronte alla restituzione di quei fondi al mittente dato che non c’è stato nessun intervento e all’esistenza di una baraccopoli al centro città e di fronte a un ospedale come il Loreto Mare».

L’area è stata oggetto, nel corso degli anni, di diverse occupazioni abusive e per un periodo sede di un campo rom sgomberato nel 2013 ma periodicamente rioccupato. Inoltre all’interno c’è una perenne discarica abusiva con rifiuti pericolosi come eternit, copertoni e altri materiali di risulta. Nel settembre 2014 il Comune ha aggiudicato l’appalto per la progettazione esecutiva e i lavori di realizzazione del parco alla ditta Re.am srl. ma la Lande srl, capofila dell’Ati (Associazione temporanea di Imprese) classificatasi seconda, ha fatto ricorso al Tar per chiedere l’annullamento dell’aggiudicazione e il subentro nell’appalto ritenendo inammissibile l’offerta economica presentata dalla prima. Il Tar ha accolto il ricorso e ha ritenuto doverosa l’esclusione dalla gara della prima classificata, che però a sua volta ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, fornendo un’adeguata documentazione a propria difesa. Il Consiglio di Stato ha rigettato in parte la decisione del giudice di I grado e ha accolto in parte il ricorso della prima classificata, con sentenza non definitiva, rimandando all’Adunanza Plenaria il giudizio sul principio di diritto inerente alcuni punti. Tutto ciò ha costretto il Comune a restituire il finanziamento alla Comunità Europea per non essere riuscita a realizzare l’intervento entro la fine di dicembre 2015. «Le promesse sono state tantissime, gli abitanti del territorio sono stanchi delle bugie raccontate – tuona Wurzburger -. Ed in particolare bambini e nonni sono delusi perché si vedono negato l’unico parco pubblico di cui avrebbero potuto fruire in zona». Da qualche giorno si sono insediate altre famiglie rom. Hanno costruito piccole capanne di cartone e legno. E da due sono già passate a cinque. «Siamo preoccupati sia per queste persone che vivono in condizioni igienico-sanitarie pessime, soprattutto col freddo e il gelo di questi giorni, ma anche per il continuo stato di degrado in cui versa tutta l’area prospiciente l’ospedale Loreto Mare. La nostra organizzazione (Associazione Gioventù Cattolica) da tempo si sta battendo per sanare il tessuto socio-ambientale di questi quartieri, ma soprattutto per rendere vivibili questi spazi».

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