Gli armatori-vampiri della Deiulemar dietro il naufragio del Monte Paschi

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Gli armatori-vampiri della Deiulemar dietro il naufragio del Monte Paschi

Torre del Greco. Quando varcavano l’ingresso della banca i cassieri si sfregavano le mani e i direttori stendevano tappeti rossi fino al caveau. La loro garanzia era il nome: Deiulemar. Una sicurezza, un orgoglio. Per aprire la cassa non serviva altro. Averli nel portafogli della banca – per un esperto di finanza – era come aver fatto 13 al Totocalcio. Quel nome era una certezza. Un simbolo da sfoggiare anche al cospetto dei nuovi correntisti facoltosi. «Stia tranquillo, con noi c’è anche la Deiulemar». E così, prestito su prestito, favore su favore, il crac del colosso finanziario di Torre del Greco è entrato anche nelle casse del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo che oggi è schiacciata da un mare di debiti.

Una storia di legami e intrecci che racconta il potere – economico e non – costruito in 40 anni di storia da una delle compagnie di navigazione più famose del pianeta. La Deiulemar e il suo fallimento hanno seminato debiti ovunque. Colpendo al cuore anche Mps, la banca dei “potenti” che ai “potenti” sta oggi pagando un prezzo altissimo. A svelare gli intrecci che oggi uniscono a doppio filo il destino dell’ex compagnia di navigazione e quello della banca toscana è il “Sole 24 Ore” che ieri mattina ha pubblicato la lista dei grandi debitori di Mps. 

In cima all’elenco c’è proprio l’ex colosso della navigazione. La “Parmalat del mare” che “regalava” interessi fuori mercato ai suoi investitori, mettendo in cassaforte i risparmi di migliaia di famiglie. Un sistema collassato con la new generation di armatori. 

Eppure, anche poco prima del crac la Deiulemar era per il Monte dei Paschi una miniera d’oro. Un tesoro da coltivare con cura tra navi, soldi, titoli e lingotti d’oro. Al punto che Mps decise addirittura di far traslocare alcuni dirigenti a Napoli per seguire da vicino gli armatori torresi. Poi quel portafogli fatto di sogni e garanzie fantasma si è sgonfiato. I segnali c’erano tutti, ma nessuno si è mai reso conto della situazione. I grandi investitori sono diventati “falliti” e sul groppone dei provvedimenti “salva-banche” da pagare con i soldi dei cittadini c’è anche il “buco” lasciato dalla Deiulemar. 

Il filo che da Napoli porta a Siena passa sempre per il mare. E sulla fune corrono anche i soldi – montagne di soldi – di altri armatori di lusso con base a Torre del Greco. Come i Rizzo Bottiglieri De Carlini Armatori. Un’altra “potenza” economica che per decenni ha viaggiato a vele spiegate nel mondo della finanza. L’alleanza della navigazione ha un debito da 227 milioni con Mps, ma è in corso un piano di restituzione – sul medio-lungo periodo – dei soldi incassati dal Monte dei Paschi. 

Restando nel Golfo di Napoli, spunta anche la flotta della famiglia Aponte di Sorrento, quelli della Msc Crociere.  Mps detiene in pegno per  i crediti vantati quote di alcune aziende di punta della famiglia di armatori. Dal mare di debiti viene però fuori un quadro che lascia allibiti. Come ha potuto una banca così importante concedere prestiti a imprese in difficoltà o peggio sull’orlo del fallimento? Come è stato possibile che nessuno, anche a Mps, si sia accorto che la Deiulemar era in ginocchio? Domande che rischiano di finire nel calderone dei mille dubbi collegati al crac dell’ex banca privata di Torre del Greco. Il filo che univa via mare Napoli e Siena si è spezzato. Dove prima c’erano sorrisi e tappeti rossi, oggi c’è un “buco” pieno di dubbi e carta straccia.  

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