Il pentito Loreto rivela la faida di Castellammare: «Nicola ‘o mostro e Carolei volevano uccidere Di Martino»

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Il pentito Loreto rivela la faida di Castellammare: «Nicola ‘o mostro e Carolei volevano uccidere Di Martino»

Il collaboratore di giustizia Alfonso Loreto, figlio dell’ex primula rossa Pasquale, mette a nudo gli affari dei clan sull’asse Scafati-Castellammare di Stabia svelando rapporti e inediti retroscena. Lo fa davanti al pubblico ministero della Dda di Salerno Giancarlo Russo durante una deposizione resa a giugno del 2016. Racconta di un programmato omicidio ai danni di Luigi Di Martino, alias giggino ‘o profeta, considerato l’attuale reggente del clan Casarano. Al delitto doveva partecipare Nicola ‘o mostro, esponente di spicco della cosca di Ponte Persica, e un esponente del clan D’Alessandro di Castellammare. «Nicola Esposito aveva intenzione di ucciderlo, ciò mi è stato detto da un tale Francesco il quale mi disse che in occasione dell’imminente uscita dal carcere di Luigi Di Martino, lui e Paolo Carolei avevano preso un accordo per commettere l’omicidio».
Per Alfonso Loreto da un lato Nicola Esposito era interessato ad eliminare Di Martino per vecchi rancori all’interno del clan e per emergere definitivamente, dall’altro «Paolo Carolei (in passato nelle fila degli Imparato e poi dei Cesarano, attualmente detenuto per la condanna a 11 anni incassata nel processo Golden gol, ndr), che è un esponente del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia era interessare a vendicare la morte del cugino Tommaso Covito (crivellato di proiettili da due sicari giunti a bordo di una moto di grossa cilindrata) che era stato ucciso proprio da Di Martino. In effetti posso aggiungere- continua Alfonso Loreto- che quando ho instaurato rapporti con Giggino ‘o profeta quando era uscito dal carcere, non solo l’attentato non era stato fatto anche perché nel frattempo era stato arrestato Nicola Esposito, ma Di Martino mi ha confermato che ad uccidere Covito era stato lui insieme a un tale di nome Gennaro, mi sembra che fosse di Gragnano o Castellammare». Va a ritroso nel tempo Alfonsino Loreto, parte dal 2009 quando Nicola Esposito uscì dal carcere. «Io personalmente mi recai a casa sua, non lo conoscevo fisicamente ma di lui me ne aveva parlato quel Francesco che mi aveva riferito del tentativo di uccidere ‘o profeta. Andai a casa di Nicola Esposito e in seguito con me cono venuti anche Gennaro e Luigi Ridosso che mi avevano accompagnato a casa di ‘o mostro a Ponte Persica. Così iniziò la nostra collaborazione. La prima estorsione la mettemmo a segno a Santa Maria La Carità, con Nicola Esposito c’era l’incensurato Armando che gli faceva da autista e un altro di nome Agostino». E’ la storia del pizzo al costruttore che aveva acquistato una villa dalla famiglia del calciatore Quagliarella. Poi Loreto racconta di quando il boss di Ponte Persica Ferdinando Cesarano fu aggredito e per quell’affronto si era programmato l’omicidio di un noto pregiudicato di Terzigno, conosciuto come ‘o minorenne.
«Nicola Esposito chiese a me di commettere l’omicidio perché si fidava di me. Il motivo era legato dal fatto che in passato- per come Esposito lo diceva- questo minorenne durante un processo-con l’aiuto di Antonio Pignataro (l’ultimo dei killer di Simonetta Lamberti, uccisa a Cava de’ Tirreni nel 1982, ndr) avevano aggredito il boss Ferdinando di Ponte Persica. Io riferii ai Ridosso, Gennaro e Luigi, i quali- specialmente Gennaro, si propose di eseguirlo. L’episodio non fu effettuato in quanto intervennero gli arresti ma non ci fu nessun atto preparatorio.

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