A Poggiomarino rinasce la città di 35 secoli fa, ma gli attivisti lanciano l’allarme

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A Poggiomarino rinasce la città di 35 secoli fa, ma gli attivisti lanciano l’allarme

Il parco archeologico di Longola è pronto a rinascere. I resti di una civiltà vissuta 35 secoli fa, antecedenti agli insediamenti di Pompei ed Ercolano, saranno finalmente portati alla luce e diventeranno fruibili entro marzo. Almeno così si augura l’amministrazione comunale di Poggiomarino guidata dal sindaco Annunziata che ha dato il via libera alla ripresa dei lavori nelle scorse se3ttimane dopo una serie di stop che ne avevano rallentato la consegna.
Un parco pronto a rivivere ma su cui ci sono molte ombre, a lanciare l’allarme è il presidente del Comitato Civico Vesuviano Gennaro Barbato; lui dal 2000 (anno in cui fu scoperto il sito archeologico) si batte per la valorizzazione del sito di Longola.
L’esperto di archeologia punta il dito contro l’amministrazione comunale Annunziata e contro la Soprintendenza per la «cattiva gestione di un reperto molto antico, che andava restaurato e che invece sembra essere sparito nel nulla». Si tratta di una canoa, un lontro, che nel marzo del 2012 fu portato alla luce e trasferito a Portici per la sua restaurazione. Da allora di quella canoa – «preziosissima perché fu trovata intatta», fa sapere Barbato – non si è saputo più nulla.
«Prima di parlare dell’apertura del sito di Longola fissata per marzo, sindaco e soprintendenza spieghino, a noi attivisti e a tutta la cittadinanza, che fine ha fatto quella canoa di 11 metri. Amici mi hanno riferito che giace a Portici, quasi come se fosse abbandonata, eppure è nelle mani dei restauratori da ben 5 anni. E’ inconcepibile – tuona Barbato – che reperti così importanti come quelli di Longola e per i quali ci siamo battuti tanto nel corso degli anni non vengano rispettati. Sono di importanza internazionale e spero quanto prima che facciano ritorno a Poggiomarino». Una battaglia che Barbato dice di essere pronto a combattere, come ha già fatto in passato: «Farò di tutto per la valorizzazione dei siti archeologici dell’area Vesuviana, abbiamo un patrimonio che non viene sfruttato. Importante come quello di Pompei, ma la soprintendenza non ne tiene conto. Credo che sia arrivato il momento di nominare un nuova soprintendenza speciale affinché questa parte di storia venga trattata come merita».

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