Il pentito Loreto: «Il consigliere De Iulio doveva mandare soldi in carcere a Gigino ‘o profeta»

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Il pentito Loreto: «Il consigliere De Iulio doveva mandare soldi in carcere a Gigino ‘o profeta»

La richiesta di mandare soldi in carcere per il mantenimento del boss dei Cesarano Luigi Di Martino, alias Gigino ‘o profeta, dietro l’episodio che vede il consigliere comunale di Castellammare Massimiliano De Iulio a giudizio con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo camorristico. I soldi, però, non sarebbero mai arrivati al boss all’epoca detenuto. Il retroscena finora inedito emerge dai verbali del collaboratore di giustizia Alfonso Loreto, figlio dell’ex padrino di Scafati Pasquale anch’egli pentito, che sono stati recentemente depositati agli atti del Riesame nell’inchiesta sulle estorsioni messe a segno tra Pompei e Scafati dal clan Ridosso-Loreto e la cosca di Ponte Persica, che a dicembre ha visto Gigino ‘o profeta tornare in carcere. 

Il consigliere stabiese Massimiliano De Iulio è imputato in un altro processo, che si sta celebrando con rito abbreviato davanti al gup Emiliana Ascoli del Tribunale di Salerno e nell’ambito del quale il pm Giancarlo Russo della Dda salernitana ha chiesto una condanna a 4 anni e mezzo per il politico. L’accusa è di estorsione aggravata dal metodo camorristico perché De Iulio  avrebbe fatto intervenire Alfonso Loreto, Luigi e Salvatore Ridosso (anche loro imputati per questo episodio) per recuperare 6.800 euro nell’ambito di una transazione immobiliare. 

Storia finora nota alle cronache giudiziarie. Il pentito Alfonso Loreto ha, però, raccontato qualcosa in più rispetto ai presunti rapporti pericolosi tra l’esponente politico e il clan Cesarano. «Ricordo che Luigi Ridosso di Romolo residente in Castellammare – ha ricostruito nella primavera 2016 Alfonso Loreto- ci portò Massimo Di Iulio in quanto doveva recuperare dei soldi per un lavoro non eseguito. Tutti noi del gruppo ci interessammo facendo delle pressioni e costui in seguito pagò la somma di 6.000/7.000 euro nelle nostre mani». Risolto il problema, De Iulio- sostiene il pentito- si sarebbe voluto “disobbligare” riconoscendo ai Loreto-Ridosso una quota della cifra recuperata. «Allorché il De Iulio- ha dichiarato Alfonso Loreto- voleva compensarci con 2.500 euro, noi gli dicemmo che non volevamo i soldi ma che poteva mandarli a Di Martino Luigi per il mantenimento in carcere. Successivamente ho avuto modo di incontrare Luigi Di Martino alla presenza di Fiorentino Di Maio (altro presunto affiliato ai Cesarano coinvolto nell’ultima inchiesta ndr) e in quella occasione Di Martino negò di aver mai ricevuto quella somma».

Nel corso del processo a carico di Massimiliano De Iulio ed esponenti dei clan scafatesi ha testimoniato un altro pentito di origini stabiesi da tempo trapiantato nell’agro, Romolo Ridosso. Ha dato un’altra versione dei fatti, sostenendo che i suoi figli non sono mai stati coinvolti in fatti di estorsione e usura. Ha detto di conoscere De Iulio e la sua famiglia e che l’attuale consigliere stabiese non ha mai fatto reati. Sulle contraddizioni tra i pentiti ha fatto leva il difensore di De Iulio, l’avvocato Antonio de Martino, per dimostrare l’inattendibilità delle parole di Loreto nonché della presunta vittima dell’estorsione e chiedere l’assoluzione del consigliere.      

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