Piano Napoli Boscoreale, fuga dalle aule: alunni a spacciare anziché studiare

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Piano Napoli Boscoreale, fuga dalle aule: alunni a spacciare anziché studiare

I ragazzi del Piano Napoli preferiscono spacciare anziché di andare a scuola. Situazioni familiari particolari, genitori in carcere e livelli culturali bassissimi, spingono sempre pi ragazzi ad abbandonare la scuola. Un numero che cresce sempre di più, nell’area vesuviana ma soprattutto nel quartiere popolare del Piano Napoli, meglio conosciuto come una delle piazze di spaccio più importanti dell’intera Campania. E, laddove ci sono stati numerosi blitz negli ultimi anni con centinaia di arresti, diventa prioritario per i clan locali trovare manodopera facile e a buon mercato. Così l’attenzione della camorra si concentra sui minori che vivono in condizioni disagiate e magari senza genitori, laddove guadagnare soldi “facili” diventa la strada più semplice da percorrere. Un rischio che va combattuto con tutte le forze. 

Di ciò ne è convinta anche Pasqualina Del Sorbo, dirigente dell’Istituto Comprensivo 2° Dati che nei giorni scorsi ha denunciato ai servizi sociali del Comune di Boscoreale dieci casi di dispersione scolastica. Si tratta di ragazzi che frequentano, o meglio è proprio il caso di dire che non frequentano, la sede di via Promiscua a ridosso del popoloso quartiere popolare del Piano Napoli. In alcuni casi, si tratta di alunni che vivono in ambienti di forte degrado culturale. Altri, invece, si ritrovano con i genitori in carcere e quindi senza una guida. 

«E il rischio di finire a spacciare è molto alto – sottolinea la dirigente Pasqualina Del Sorbo -. Ovviamente, stiamo monitorando ognuno di questi ragazzi e non penso a una cosa del genere ma il rischio di finire per strada, se non vengono seguiti, è molto elevato.

Nel caso particolare, a sentir parlare ancora la dirigente della scuola media, «si tratta di studenti in età dell’obbligo, fino a 16 anni cioè, che non frequentano la scuola già da un po’. Abbiamo invitato i genitori a venire a scuola con regolare cartolina, alcuni sono tornati in classe, mentre altri non sono nemmeno reperibili. Addirittura qualche cartolina è tornata indietro. A volte siamo noi docenti ad andare a casa degli alunni proprio per cercare di conoscere le famiglie e comprendere i propri disagi. Spesso abbiamo a che fare con persone poco attente alla cultura e alla scuola. Tra l’altro, operiamo in un territorio difficile dove, appunto, ci preoccupiamo più di recuperare i ragazzi togliendoli dalla strada piuttosto che puntare sulla storia e la matematica».

In tal senso, Pasqualina Del Sorbo sottolinea che «sono stati attivati anche dei corsi pomeridiani, con attività diversificate. Cerchiamo di tenere i ragazzi occupati con laboratori musicali, teatro, laboratori di ceramica, con lo sport proprio per trattenerli il più possibile a scuola anche con la speranza, come spesso accade, che qualcuno possa appassionarsi alle attività extrascolastiche e farne poi una professione». 

Proprio venerdì prossimo alla Scuola media Dati è previsto “l’open day”, un progetto di indirizzo aperto alla cittadinanza che può così orientarsi sul tipo di attività svolte dall’istituto.

 

 

 

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