Boscoreale, studenti a spacciare anziché studiare. Balzano: «Alziamo un muro anticlan»

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Boscoreale, studenti a spacciare anziché studiare. Balzano: «Alziamo un muro anticlan»

Quattro pareti di cemento. Un cartello con la scritta “Francesco Dati” piegato dalla pioggia e attorno il vuoto. Una linea di cemento grigio che si perde davanti alle palazzine popolari del Piano Napoli, per chi non è mai stato a Boscoreale uno dei rioni dello spaccio più famosi per i corrieri della droga di tutta Europa. Qui l’ultimo presidio di salvezza è l’istituto comprensivo di via Promiscua. Una strada che nel nome porta il suo destino. I bambini del rione sono divisi tra la speranza di un futuro migliore e le cattive tentazioni. Al punto che quella scuola di frontiera è diventata l’ultimo baluardo dello Stato nel regno della camorra. 

Di bimbi sperduti qui ce ne sono un mare. La dirigente Pasqualina Del Sorbo ne ha segnalati 22. Tanti quanti sono i casi di dispersione scolastica emersi nell’ultimo anno. Dieci bambini – di età compresa tra i 6 e i 13 anni – sono “spariti” dai radar solo nelle ultime tre settimane. Sono più di venti giorni, oltre alla vacanze di Natale, che gli studenti non si presentano alle lezioni, preferendo magari di restare in strada a spacciare o al bar piuttosto che in classe a studiare matematica o “L’Inferno” di Dante. Ma, il vero problema è che questi ragazzi, che spesso non hanno una guida, non hanno capito che il vero “inferno” è lì fuori, all’esterno di quelle quattro mura di cemento fradicio che li riparano dai tentacoli della camorra. La camorra dello spaccio che qui come a Napoli è pronta a tutto pur di assicurare la copertura dello spaccio h24. Anche assoldare i bambini. 

Il degrado è visibile sin dall’arrivo all’istituto. Sulla sinistra, in via Promiscua, c’è un bar. Piove a dirotto e, nonostante il freddo, i ragazzini preferiscono restare lì fuori a fumare. Jeans blu, felpa con cappuccio e bomberino scuro. All’interno, nella sala scommesse, ci sono altri ragazzi, tutti minori che dovrebbero stare in classe. Entrando nell’istituto c’è la signora Giuseppina, tutti la chiamano Pina, fa la bidella lì da decenni. Un’istituzione in quell’istituto. 

«Le chiamo la dirigente», dice e poi si allontana. Sul lato destro dell’istituto ci sono ancora i segni dell’ultimo raid vandalico avvenuto qualche mese fa. I malviventi sradicarono la cassaforte lasciando un grosso buco nel muro. Passando dal corridoio, si arriva poi alla sala d’attesa: l’albo pretorio della scuola e i disegni di alcuni scolari coprono le pareti annerite dal tempo.

Poi arriva la preside: «Questa è una scuola che funziona. Anzi, è molto attenta alle problematiche dei ragazzi. Abbiamo segnalato dieci casi di abbandono scolastico, ma non significa che gli stessi vanno a spacciare».

Ma la stessa Giuseppina Del Sorbo sa bene che «il rischio che i ragazzi finiscano tra la manovalanza della camorra è molto elevato. Proprio per questo, monitoriamo periodicamente tutti gli studenti».

Dietro questi studenti ci sono, spesso, situazioni delicate. Genitori in carcere, ambienti culturali di livello bassissimo, situazioni economiche familiari davvero disastrose, che di certo non aiutano questi minori, a volte costretti a spacciare per mantenere le proprie famiglie. Una situazione di forte degrado sociale che, ovviamente, incide sulla vita del ragazzino che ha come esempio di vita la strada e i guadagni facili piuttosto che imparare a leggere e scrivere.

Sulla drammatica situazione interviene anche il sindaco di Boscoreale, Giuseppe Balzano: «C’è massima attenzione al fenomeno. Dopo la segnalazione dei dirigenti scolastici, abbiamo segnalato il caso ai servizi sociali dell’Ambito per verificare le motivazioni. Se ci sono giustifiche da parte dei genitori ci fermiamo, altrimenti procediamo con gli assistenti sociali per rimuovere la problematica. Proprio in quei quartieri a rischio, come nel caso del Piano Napoli, diamo un’attenzione maggiore proprio per evitare che i ragazzini finiscano in strada a spacciare».

 

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