Dopo lo scandalo cinesi a Terzigno, controlli anche a Poggiomarino

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Dopo lo scandalo cinesi a Terzigno, controlli anche a Poggiomarino

A oltre un anno dallo scandalo di Terzigno, l’ombra dello scandalo “cinesi fantasma” si allunga anche su Poggiomarino. A dirlo, stavolta, non è un’inchiesta della Procura. Ma una sentenza del Tar Campania che ha dato il via libera all’espulsione di un cittadino di origini asiatiche. La sua colpa? Aver comunicato di abitare nella piccola cittadina vesuviana. Niente di strano. Se non fosse che al momento del sopralluogo effettuato dai vigili dell’uomo non c’era traccia. «Qua non abita nessun cinese», la replica stupita dei residenti del quartiere.
Dal comando della municipale è così partita la segnalazione. E’ venuto fuori che l’uomo si era trasferito, addirittura, in Sardegna. L’uomo L.C. ha provato a difendersi davanti ai giudici, contestando il provvedimento di espulsione effetto del blitz dei vigili urbani.
Gli atti prodotti dai rappresentanti dell’ente di piazza De Mariniis hanno «smentito decisamente» – scrivono i giudici – la ricostruzione messa nero su bianco dal cittadino di origini asiatiche.
L’uomo – secondo i magistrati – «non ha allegato alcun elemento per contrastare le risultanze degli accertamenti effettuati, e l’opposta falsità della residenza dichiarata in Poggiomarino, né per comprovare quanto dichiarato in sede di istanza, dal momento che dagli atti non è dato evincere alcunché in ordine all’effettiva instaurazione del dedotto rapporto di lavoro, alla sua durata ed alla sua cessazione, onde arguire che, all’atto della richiesta di emersione, l’istante effettivamente dimorasse presso il suo datore di lavoro ospitante». Un caso lontano anni luce dalle vicende di Terzigno, visto che qui sono stati proprio i vigili a far luce sull’intera vicenda.
Il verdetto emesso dal Tar Campania, però, accende i riflettori su un cattivo “costume” tristemente diffuso in tutta l’area vesuviana. Un sistema dietro il quale si nascondono interessi e soldi che ruotano – a volte – anche sulla disperazione dei migranti “sbarcati” sotto al vulcano.
Un caso che in diverse realtà della zona ha spinto i sindaci – come avvenuto ad esempio a San Giuseppe Vesuviano – a realizzare un vero e proprio censimento dei cittadini stranieri. Un modo anche per tenere sempre sotto controllo il fenomeno relativo alle residenze fantasma utilizzate dai cittadini stranieri soltanto come dimore fittizie.
Una questione sulla quale ha già acceso i fari la magistratura, come nel caso di Terzigno, con tanto di rinvii a giudizio per i presunti protagonisti di un vero e proprio sistema finalizzato – in quella circostanza – nella concessione di permessi fittizi agli stranieri.

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