Pompei. Il prete del santuario difende i migranti: «Salvini, castrati il cervello»

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Pompei. Il prete del santuario difende i migranti: «Salvini, castrati il cervello»

L’arrivo dei migranti solleva, puntualmente, mille polemiche che fuoriescono da ogni contesto sociale. Politici inclusi. E dopo un’arringa di Matteo Salvini, affidata al web, con lo stesso fragore e mezzo di comunicazione arriva la predica dal pulpito del Santuario, firmata don Ivan Licinio, responsabile della pastorale della chiesa della Madonna del Rosario. «Vi chiedo scusa anticipatamente se urterò la vostra suscettibilità e se leggerete un sfogo che va oltre la mia solita pacatezza e correttezza, ma credo che di fronte a certe cose non si può stare in silenzio. Leggendo questa ennesima cavolata di Matteo Salvini, in un clima storico peraltro molto delicato, mi veniva un pensiero sillogistico – si interroga don Ivan Licinio, il prete social – Se Salvini chiede la castrazione per coloro che usano un membro del corpo al fine di commettere violenza, la punizione dovrebbe essere attuata anche per chi usa un altro membro, la lingua, allo stesso scopo. Sì, perché dire certe cose significa fare violenza all’intelligenza, visto che in Italia la maggioranza degli stupratori sono connazionali e che la percentuale di donne straniere stuprate dagli italiani è altissima. Salvini fai un piacere a tutti, uomini e donne, castrati il cervello… ma forse ce l’hai troppo piccolo». Tanto è bastato per scatenare il popolo del web che ha, in parte, appoggiato la tesi espressa dal prete di Pompei che si è eretto a paladino dei migranti, che restano, invece, bersaglio preferito dell’europarlamentare della Lega Nord, Matteo Salvini. «Don Ivan, penso che Salvini si riferisca alla castrazione chimica, non fisica. Il soggetto così, diventerebbe innocuo e non avrebbe più le sue insane pulsioni – è riportato tra i commenti a pioggia a corredo del post del prete di Pompei – Penso a tante donne e numerosissimi bambini che hanno subito e che la subiranno, purtroppo. Io renderei obbligatorio anche il trattamento psichiatrico, ora non lo è e interviene il TSO, solo quando, tante, troppe volte, per il malcapitato di turno è troppo tardi». «Una cura non è una condanna e soprattutto vale per tutti non solo per gli stranieri», incalza don Ivan Licinio che viene poi replicato «Padre Ivan, vale per tutti e non è una condanna, essendoci il reato penale dunque, va anche condannato e reso inoffensivo. Purtroppo questi soggetti reiterano sempre quello che hanno commesso». «Per questo c’è il carcere, ma io non condanno nessuno a mutilazioni, seppur chimiche, perché non lo ritengo degno della nostra civiltà e umanità», rientra nella tonaca don Ivan Licinio, dopo l’anatema virtuale diretto al deputato della Lega Nord Matteo Salvini.
Il punto di vista del responsabile della pastorale del Santuario, don Ivan Licinio, combacia in parte anche con la tesi dello scrittore Roberto Saviano: «Lo sa, Matteo Salvini che le donne maggiormente esposte a violenza fisica e stupri, nel nostro Paese, sono le donne straniere? E lo sa che sono in larghissima parte vittime di violentatori italiani? Ma come osa seminare odio in un momento storico tanto difficile? Oggi più che mai mantenere tranquillità e sedare l’odio razziale è un dovere. Lei è un irresponsabile e io la disprezzo».

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