Deiulemar, un pensionato d’oro nascondeva il tesoro del crac

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Deiulemar, un pensionato d’oro nascondeva il tesoro del crac

Sulla carta era un normale pensionato. Uno che a fatica arrivava alla fine del mese, dopo una vita spesa al servizio della Deiulemar compagnia di navigazione. In realtà era uno dei “nonni” più ricchi del mondo. Intestatario di un conto corrente  da 17 milioni di euro. Un tesoro “nascosto” in una di quelle banche invisibili con vista sul mare che si trovano nei paradisi fiscali. Per la precisione a Santa Lucia, non il quartiere di Napoli ma l’isola dei Caraibi tanto cara all’ex premier Silvio Berlusconi. 

E’ uno dei retroscena del fallimento Deiulemar, il crac da 800 milioni di euro che ha mandato gambe all’aria 13mila famiglie all’ombra del Vesuvio. Una parte dei soldi spariti nel nulla con il crac dell’impresa – datato 2012 – erano nelle mani di un semplice pensionato. Una delle “teste di legno” che gli armatori a capo dell’impresa avrebbero utilizzato per far sparire nel nulla soldi, titoli e immobili. Trasformando l’ex colosso della navigazione in una scatola vuota. 

A raccontarlo sono gli stessi armatori pentiti, Angelo e Pasquale Della Gatta, un tempo le colonne della new generation di imprenditori a capo dell’impresa. Dopo la condanna in primo grado per bancarotta e lo “sbarco” nelle celle di Poggioreale, gli armatori hanno deciso di vuotare il sacco, svelando i tanti, troppi misteri di un fallimento senza precedenti. 

Quei 17 milioni di euro “nascosti” ai Caraibi sono stati dirottati sul conto del fallimento nelle scorse settimane e dovrebbero far parte del secondo riparto destinato agli obbligazionisti. Ma come sono arrivati quei soldi laggiù?

A svelare il mistero sono stati gli stessi armatori-pentiti. Gli ex imprenditori hanno raccontato ai magistrati che i fondi erano sul conto di un ex fedelissimo della compagnia e facevano parte di un trust riconducibile alle famiglie Lembo e Della Gatta. Un dipendente in pensione che aveva speso la sua vita al fianco del colosso finanziario con base in via Tironi. Un insospettabile che conduceva una vita normalissima, senza eccessi ne grosse spese. Un uomo normale che mai sarebbe finito al centro di indagini o inchieste patrimoniali. 

Una vicenda incredibile messa nero su bianco, davanti ai magistrati, dallo stesso pensionato milionario. L’ex dipendente della compagnia ha, infatti, raccontato tutto agli inquirenti. Dai viaggia a Santa Lucia passando per le tappe a Dubai: lì dove la finanza diventa creativa. In mezzo una valigetta con carte e soldi. 

Uno dei tanti “intrighi” di un fallimento che oggi tira in ballo proprio i “prestanome”. Gli insospettabili che – secondo le accuse – avrebbero aiutato gli armatori a svuotare le casse della compagnia di navigazione affondata in un mare di debiti. 

 

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