Le mani su piazza della Repubblica, offerta al Comune di Piano di Sorrento

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Le mani su piazza della Repubblica, offerta al Comune di Piano di Sorrento

È stato uno dei sogni irrealizzati della Piano Futura di ruggieriana memoria. Ma ora sul restyling di piazza della Repubblica tornano ad accendersi i riflettori dei privati pronti a mettere le mani sul progetto. In municipio è arrivata un’altra offerta – top secret i nomi degli imprenditori – per l’affare del rilancio dell’area.
Dal faraonico progetto di 35 milioni di euro, di anno in anno, si è arrivati a un programma che non dovrebbe sforare i dieci milioni. Niente più piani avveniristici, box, parcheggi a rotazione, uffici e un mercato ortofrutticolo in versione 2.0: si punta al semplice rinnovamento dei locali di proprietà del Comune, alla modifica della parte centrale della piazza e alla possibile delocalizzazione della struttura mercatale.
Il metodo di attuazione? «Sarà un project financing». Sergio Ponticorvo, assessore ai lavori pubblici, si trova a gestire una situazione delicata: «L’area di piazza della Repubblica dovrà essere inserita in un contesto di mobilità sostenibile vitale per tutta Piano di Sorrento». Il “mercato” diviene uno snodo cruciale. Un punto focale sul quale la maggioranza del sindaco Vincenzo Iaccarino proverà a far meglio di quella che l’ha preceduta.
Sul tavolo ci sono due piani di intervento. Il primo, quello storico redatto dalla Saec dell’ingegnere Antonio Elefante che ha ceduto all’ente tutti i diritti, un altro «è giunto solo pochi giorni fa ed è una proposta privata» spiega Ponticorvo.
Pubblico o privato? La scelta sarà fatta dal gruppo di maggioranza. L’interesse di un soggetto privato metterebbe il Comune nella comoda posizione di fare solo da garante. C’è però un nodo gordiano da tagliare: la posizione del mercato ortofrutticolo. «La volontà è quella di non fare grandi stravolgimenti – spiega l’assessore – Si vorrebbe liberare l’area sovrastante per destinarla a parco pubblico o area verde». La svolta? Potrebbe essere la delocalizzazione.
Le attività presenti nei locali comunali dovranno restare al proprio posto, mentre lo storico capannone e i concessionari all’ingrosso potrebbero essere spostati. «Prima bisognerebbe capire l’incidenza che un progetto simile causerebbe sulla zona e sull’economia del posto» spiega l’assessore. La delocalizzazione costringerebbe l’ente a realizzare prima un nuovo insediamento e poi iniziare i lavori. Le indicazioni portano dritte a via Cavone in area Pip. «È prematuro parlarne perché ci sarebbe bisogno di una sinergia con il vicino Comune di Meta per un piano traffico unico».

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