Le “Quattro sante” di Gertrude Stein in scena all’Elicantropo

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Le “Quattro sante” di Gertrude Stein in scena all’Elicantropo

Due personaggi femminili “sfidano” il pubblico, ma anche il modo di iniziare lo spettacolo “Quattro sante in tre atti” di Gertrude Stein nell’adattamento e la regia di Giorgia Palombi, anche interprete con Susanna Poole e Sabrina Bonomi, che debutterà, giovedì 16 marzo alle 21 (in replica fino a domenica), al Teatro Elicantropo di Napoli. Presentato da Maniphesta Teatro, l’allestimento stesso è sfidato nel suo svolgimento, nei suoi codici, nella sua forma. E il senso è sfidato, il senso profondo del fare teatro. L’arma di questo confronto è il linguaggio che esplode ad ogni passo. Esplode la sintassi, che ci costringe a percorrere sempre lo stesso solco di percezioni e di significati, la forma della frase e della parola, la logica della comprensione, e, di conseguenza, i contenuti. Le alchimie sperimentate con elementi del discorso mai accostati, ripetizioni, varie combinazioni e incastri, costituiscono una violazione della grammatica, che non rappresenta un espediente per stupire, ma un mezzo per ritrovare la libertà attraverso un rinnovamento decostruttivo che si rinviene in tutte le opere di Gertrude Stein. In questi tre quadri con breve intermezzo, ispirati all’opera “Quattro santi in tre atti” l’autrice, e con lei la regista Giorgia Palombi e l’attrice Susanna Poole, ci invitano ad una non storia drammatica e comica, intrisa di atmosfere da tableaux vivants, dove maestra di cerimonie di un rap ante litteram è Teresa d’Avila.  Ma perché i santi di Spagna? Per Gertrude Stein “la condizione degli artisti totalmente dediti alla loro arte corrisponde in pieno alla vita dei santi, la purezza della devozione dell’artista nei confronti dell’arte riflette lo stato della vita religiosa, gli artisti e gli scrittori esprimono la spiritualità contemporanea”.

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