Salernitana, rincorsa play-off frenata ma non fermata

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Salernitana, rincorsa play-off frenata ma non fermata

Frenata ma non fermata, la rincorsa della Salernitana s’imbatte in errori, stanchezza e “legge dei grandi numeri”. Dopo quattro vittorie consecutive, i granata impattano con un Cittadella sparagnino e fortunato, però capace di strappare uno 0-0 pesante, allontanando il cavalluccio marino da una zona play-off che pure resta ancora obiettivo possibile, reale, per una squadra che non subisce gol da cinque gare ed è imbattuta da sei. In più c’è la certezza d’aver un popolo intero al proprio fianco: da brividi la spinta d’oltre 11mila innamorati, che ballano e cantono al ritmo reggaeton di “Despacito”, il successo del momento (ri)preso in prestito dal San Lorenzo d’Argentina, scuola di passione oltre che squadra del cuore di Papa Francesco.

Passi indietro

È partita strana, che la Salernitana alla lunga meriterebbe di vincere pur nella consapevolezza di non aver fatto granché. Involuta, forse fisiologicamente, stanca e poco lucida, la formazione dell’ippocampo gioca a strappi, senza trovar l’episodio che svolti la serata. Bollini in principio sacrifica sull’altare del turn-over Perico, Odjer, Zito e Sprocati, rilanciando dal 1’ Bittante laterale basso di destra, Della Rocca e Ronaldo a centrocampo e Rosina nel tridente con Coda e Improta. Ne vien fuori un primo tempo bruttino. La metà iniziale è illusoria: la Salernitana l’approccia bene e crea almeno due-tre occasioni discrete, la più “seria” con un mancino a giro di Rosina (22’), largo non di molto. Fiammate. Che s’esauriscono presto nello stanco incedere d’un ritmo che cala, lasciando buon gioco a un Cittadella ordinato, schierato, scolastico e padrone della sua parte quando i granata tornano piatti e monocorde, come nei giorni difficili pre-filotto di vittorie.

Catenaccio avversario

Dopo l’intervallo Bollini perde Ronaldo (14’) per una “testata” con Martin (finiranno entrambi in ospedale) ma Zito che gli subentra porta appena un po’ di vivacità in più. Tutt’altro approccio ce l’ha Sprocati, che si prende la fascia d’un appannato Improta (20’) e dà finalmente imprevedibilità a una manovra spezzettata dall’ostruzionismo veneto. I ragazzi di Venturato vanno giù spesso, traccheggiano e innervosiscono tanto che il giovane Pasa si becca persino un’ammonizione per perdita di tempo, scena ingloriosa per lui ch’è figlio d’arte di papà Daniele, cui la Curva Sud granata all’alba degli anni Novanta dedicava il (pomposo) coro «sai chi è quel giocatore che assomiglia al mitico Pelé…». Il baby Simone, classe 1994, non era ancora nato, mettiamola così…

Generosità non premiata

Nell’ultimo quarto del match, in verità, la Salernitana prova lo scatto. Prima Sprocati (26’) con il destro sbatte su Alfonso, poi Rosina (27’) indovina l’imbucata per Coda, che si prende il corridoio ma spara sull’esterno della rete. In forcing, i granata rischiano pure la beffa, scongiurata grazie a un provvidenziale Vitale, che con un salvataggio sulla linea, in stile Bruce Harper di Holly e Benji, risputa indietro una sassata a colpo sicuro di Salvi (29’). L’ippocampo sospira, e ci creda ancora: sul ribaltamento, scampato il pericolo, sfiora di nuovo il gol con Rosina, ma ancor più clamoroso è l’errore sotto porta di Della Rocca, che schiaccia male su corner mancino di Vitale (39’).

Pubblico “comprensivo”

Tanta fatica per nulla. La Salernitana, lunga, slegata, stremata, non ne ha più per tentare l’ultimo disperato assalto. L’Arechi capisce, apprezza lo sforzo, applaude comunque. I play-off  da ieri sera sono un po’ più lontani (adesso l’ottavo posto è a 4 punti, ex aequo con il settimo), eppure la sensazione, sui titoli di coda dell’ennesimo turno infrasettimanale stregato, è che la rincorsa sia (solo) frenata, ma non fermata…

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