Salerno tappezzata di striscioni: 7 anni dopo è sempre «Siberiano»

metropolisweb,  

Salerno tappezzata di striscioni: 7 anni dopo è sempre «Siberiano»

Il “mito” sopravvive, pure se è morto da 7 anni. E la sua gente continua a ricordarlo, a onorarlo, a raccontarlo. Oggi, come ogni 12 aprile, Salerno s’addormenta e si risveglia tappezzata di striscioni. «Dell’essere ultras ne hai fatto uno stile di vita, la tua Curva con fierezza ti onora in ogni partita: Siberiano vive», è la frase campeggia. Angoli di città (nella foto la zona Pastena) e di provincia come lavagne d’una memoria condivisa. Tutto per Carmine Rinaldi, al secolo «il Siberiano», leader senza tempo degli ultras della Salernitana, in vita e pure dopo.

Il suo soprannome è diventato “intestazione” della Curva Sud dell’Arechi, ma soprattutto l’ideale simbolo di riconoscimento dell’intera tifoseria granata, lucente anello di congiunzione tra generazioni di supporters. Una fusione di storie che s’identificano senza marcar distinzione in quello sguardo da duro, e però con gli occhi buoni e di ghiaccio spesso nascosti sotto gli occhiali da sole, con la barba sul volto e il capello un po’ lungo che dà un segno dell’indole ribelle.

Carmine Rinaldi, scomparso prematuramente nel 2010 a pochi passi dal mare, in una mattinata senza sole, è stato uno dei pionieri del movimento ultras a Salerno. Conosciuto e apprezzato in tutta Italia. Ha segnato un’epoca, tra gli anni Ottanta e Novanta, leone del Vestuti e trascinatore pure all’Arechi, dove scandiva i tempi del tifo al ritmo d’un tamburo che faceva rullare forte, espressione d’un carisma coinvolgente, travolgente. Doti che portarono in città, nel giorno del suo addio, supporters provenienti ogni dove del Paese, amici e rivali, per unirsi all’abbraccio del popolo granata che da quel giorno si ripromise di tramandarne in eterno il ricordo.

Da lassù, leggendo gli striscioni dei ragazzi di ieri e di oggi, «il Siberiano» ritroverà gli ultras della Salernitana così come li aveva sempre voluti: uniti, compatti e nel suo nome. Perché la memoria di Carmine Rinaldi è un fatto, oltre che una ricorrenza. Ed è (anche) per questo che il “mito” sopravvive, pure se è morto da 7 anni.

CRONACA