Caos Pd, blitz e pesci in faccia: “Questa è una camorra”. Ricorso e lettera-denuncia a Renzi

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Caos Pd, blitz e pesci in faccia: “Questa è una camorra”. Ricorso e lettera-denuncia a Renzi

Prima capannelli per due ore nella hall dell’hotel Ramada per trovare un accordo tra i capibastone renziani.  Inutilmente. Poi i ‘pianisti’ all’appello per far valere la seduta che non ha il numero legale e il blitz guidato dai gemelli diversi Mario Casillo e Lello Topo per insediare la Commissione di garanzia del Congresso. Infine le urla. “Questo non è un partito è camorra” grida Salvatore Guerriero, dell’area ex Ds. Finisce in bagarre – per non dire a pesci in faccia – la direzione provinciale Pd con l’invio a Roma di un documento a firma di Valeria Valente, Leonardo Impegno, Antonio Marciano, Enza Amato, Andrea Cozzolino, Antonella Ciaramella, Gianluca Daniele, Bruna Fiola (area Orfini-Martina) per denunciare quanto accaduto. Per ora nessun ricorso che però non si esclude, si chiede l’intervento di Renzi e si aspetta Roma. Ma nel Pd Napoli è guerra.

Cronaca di un blitz

In mattinata le riunioni in Regione tra i big del partito. Quelli di Orfini e Martina vogliono lo slittamento del Congresso a fine novembre, l’azzeramento del tesseramento 2017 – i termini per iscriversi al partito scadevano ieri, ma in un ventina di circoli tra cui Castellammare non è nemmeno partito – ed un garante nazionale. E soprattutto vogliono giocarsi la partita per la segreteria provinciale, che invece Casillo-Topo non hanno alcuna intenzione di cedere, continuando ad accentrare tutto nelle mani degli ex Dc. La riunione della Direzione provinciale convocata per le 17 inizia solo alle 19,30. Fino all’ultimo minuto i capicorrente renziani si contano, si studiano, valutano le mosse. Se ci sono i numeri in direzione, la battaglia ci sarà comunque per raggiungere i due terzi per la nomina della Commissione di garanzia per il Congresso. L’orlandiano Peppe Balzamo chiede la verifica del numero legale. La tensione si taglia col coltello, i numeri sono risicati. Si butta in confusione. Si vedono mani alzate ma non volti,  si registrano persone che hanno ritirato la delega ma poi hanno disertato, si chiama più volte per prendere tempo. Il consigliere regionale Marciano sbotta: “Facciamo le persone serie, non siamo all’asilo. Se uno non è qui in sala, non è presente”. Al primo appello ci sono 45 su 105, il numero legale non c’è. Parte la seconda chiamata, Casillo si piazza tra la sala e il corridoio per avere tutto sotto controllo. Vengono conteggiate 53 persone, come un lampo Carpentieri sale sul palco, legge i nomi dei componenti della Commissione di garanzia ed Emilio Di Marzio ancora più velocemente fa partire la votazione. Nel frattempo entra la funzionaria Rosaria, cerca di dire che si è sbagliata, il numero legale non c’è: ha segnato quattro persone che in realtà erano uscite dalla sala per risultare assenti. Ma non la lasciano parlare: Carpentieri e Di Marzio dichiarano la votazione chiusa e la commissione insediata. Il blitz  è consumato.

Il ricorso

“E’ inaccettabile” tuona Berardo Impegno. “Sono sconcertato – gli fa eco il figlio Leonardo -. Se questo è il modo di andare al Congresso, non ci sono le condizioni”. Carpentieri,  pupillo di Topo si alza, ma si imbatte in Valeria Valente. “Quattro persone registrate non c’erano – dice  con forza la parlamentare democrat elecandole – e le avete conteggiate, abbiamo cercato di dirlo e non ce l’avete permesso con una prova di forza gestita anche male, andando a carro armato. Ma che partito è? Che modalità sono queste? A cosa siamo arrivati?”. Il segretario provinciale, fermo sulla sua posizione, abbozza una sorta di “tutto regolare” e va via. Gli uomini di Casillo e Topo sfidano l’altro blocco: “Fate ricorso”. Gli ex Ds si confrontano, valutano se inviare testimonianze scritte e se ce ne sono video di quanto accaduto al partito nazionale, ma Valente non vuole arrivare a questo. Dopo le Primarie al veleno a Napoli, finite a carte bollate, ricaderci sarebbe la fine per il partito e loro ritenuti i responsabili della guerra. Ad annunciare il ricorso in serata sono Giuseppe Brandolini e Rocco Ferullo, entrambi segnati presenti pur essendo andato via.

Il documento a Roma: “Intervenga Renzi”

Così passano la palla a Roma inviando una lettera in cui ribadiscono la necessità di un garante nazionale. “Visto lo stato di profonda difficoltà in cui versa il Pd metropolitano da ormai diversi anni ed in considerazione delle imminenti ed impegnative sfide elettorali, riteniamo questo congresso un’occasione da non sprecare”, la premessa. “Se da un lato riteniamo indispensabile la celebrazione di questo congresso – si legge ancora – con altrettanta fermezza riteniamo necessario che avvenga con regole trasparenti, chiare e condivise a partire dalle modalità con cui si costruisce la platea congressuale.  Condizioni minime per scongiurare il rischio che anche questo congresso si riduca ad uno sterile scontro di numeri”.  E ancora “Purtroppo quanto accaduto nella direzione metropolitana va nel senso esattamente opposto, ed è per questo inaccettabile. E’ evidente – concludono – che per motivi regolamentari oltre che per ragioni politiche a questo punto diviene irrinunciabile il pieno coinvolgimento della segreteria nazionale”. E’ solo l’inizio, nei prossimi giorni hanno preannunciato anche una conferenza stampa.

La ciliegina sulla torta

Infine la ciliegina sulla torta. A Roma, senza rendersene conto, hanno organizzato la Conferenza programmatica del nazionale a Napoli negli stessi giorni del Congresso: insomma è il caos totale.

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