Renzi, fermata Pietrarsa per risolvere il rebus Pd

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Renzi, fermata Pietrarsa per risolvere il rebus Pd

Sarà per la location da  matrimonio, come una sposa, Matteo Renzi si fa aspettare fino all’ultimo istante. Per ore nel piazzale del Museo di Pietrarsa si rincorrono continuamente le voci del suo arrivo. I big locali fanno a gara per sembrare i più informati ed in continuo contatto con il segretario nazionale. “Segreto professionale” dice il segretario regionale Pd, Assunta Tartaglione, tutta di viola vestita. “Matteo è imprevedibile”  ammette il delfino del segretario nazionale, il sindaco Ciro Buonajuto  che attende con ansia di ospitarlo in questi tre giorni in uno dei migliori alberghi di Ercolano. Per oggi, salvo cambiamenti, il tour sul Vesuvio devastato nei mesi scorsi dagli incendi, un desiderio espresso dall’ex premier al suo fedelissimo. 

La Leopolda del Sud

L’auto con i  lampeggianti fa il suo ingresso in tarda serata e solo dopo venti minuti Renzi scende. Jeans, camicia bianca e rigorosamente senza cravatta il bischero fiorentino è pronto per la Leopolda del Sud.  Strette di mano, abbracci per il leader che farà il suo intervento di chiusura domani. Ad andargli incontro per primo Matteo Richetti, suo inseparabile compagno di viaggio nel tour in giro per l’Italia. Il treno si ferma ora nella storica ferrovia Napoli-Portici. Renzi riparte da Napoli e dalla Campania. Da quel Sud che l’ha bocciato al Referendum. “Con Pietrarsa il Pd ha fatto una scelta chiara – dice Tartaglione, cercando di allontanare i fantasmi della debacle -: il futuro del Paese si costruisce da Napoli e dal Mezzogiorno. Da qui dobbiamo ribadire ai 6 milioni di abitanti campani e ai cittadini del Sud che la nostra priorità resta il rilancio di quest’area”. Fino alla mezzanotte di ieri e per tutta la giornata di oggi i big del Pd si confronteranno in dieci tavoli da lavoro su altrettanti temi, dall’occupazione al welfare. Dalle “Piazze tematiche” verrà fuori il documento programmatico e politico del Pd in vista delle prossime sfide elettorali. Due piccioni con una fava: l’ evento voluto da Renzi al Sud per “ripartire” e la Conferenza programmatica  per saldare quel patto con la minoranza di Andrea Orlando che chiedeva un Congresso di confronto e dibattito sui temi e le sfide del Paese.

La protesta

La tre giorni Pd si apre con una protesta, quella di Pasquale, Rosa e degli altri ricercatori Cnr di Napoli, Portici e della Campania, da quasi vent’anni precari, come i loro colleghi in tutta Italia. “Chiediamo vengano stanziati in bilancio cento milioni di euro per la stabilizzazione di oltre 1500 ricercatori che hanno un contratto a tempo determinato, a cui se ne aggiungono altri tremila” dicono con le maschere in volto da ‘invisibili’ fuori i cancelli del Museo di Pietrarsa, sperando che il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli mantenga la promessa di incontrarli nel pomeriggio.

Dimissioni Grasso: l’argomento del giorno

Ma l’argomento del giorno per ministri e parlamenti democrat che arrivano a scaglioni a Portici sono le dimissioni del presidente del Senato, Piero Grasso. Quella scelta dopo la fiducia posta sulla legge elettorale e le sue parole dure “questo Pd è lontano dalle istituzioni” rovinano la festa Pd, a 24 ore dal suo inizio. “Una scelta rispettabile, ma quando si presentano 80 emendamenti ad una legge qualsiasi persona di buon senso capisce che non migliori una legge, ma se tutto va bene fai un vestito di Arlecchino. Di fronte ad una strategia di destabilizzazione lo strumento di tutela e difesa previsto dalla Costituzione è il voto di fiducia” commenta Piero Fassino. “Evidente che quando una persona del suo spessore fa una scelta del genere – dichiara Gianni Cuperlo – obbliga ad interrogare anche noi, sarebbe scellerato far finta di nulla”.

La passerella politica

Nell’antica stazione ferroviaria, in mezzo a due file di treni storici, c’è tutto il Pd. Dai ministri al segretario del più piccolo circolo di provincia. Ci sono tutti i capibastoni locali da Andrea Cozzolino a Lello Topo e i candidati alla segreteria provinciale. Ognuno con la sua formula per far ripartire il partito. Sempre la stessa, mai applicata: vicinanza ai cittadini e ai territori. Ma a partire dal Congresso locale è sempre la solita conta. “Se leale e sul futuro ben venga. Al Pd servono eventi come questo di oggi, quando ci si confronta con le persone e non con le tessere” commenta Buonajuto. “Riannodando i fili con la gente e il territorio riusciremo a rimettere in sesto un partito con oggettive difficoltà” dice il presidente del Pd Campania, Stefano Graziano. Parte l’inno nazionale – stasera l’arrivo del premier Paolo Gentiloni – e su quelle note ognuno ha un solo pensiero: conquistare, o tenersi stretta, la poltrona a Roma e scalare il partito.

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