La svolta dell’89 e i guai irrisolti della sinistra

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La svolta dell’89 e i guai irrisolti della sinistra

Oggi 12 novembre, ricorre il 28 esimo anniversario della svolta della Bolognina e quindi della fine del più grande Partito Comunista dell’europa occidentale. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti. Ancora oggi, però, il modo con cui si giunse a quella svolta, ha segnato le vicende personali e politiche di molti dei suoi protagonisti ed anche i caratteri assunti dall’insieme delle forze che si richiamano alla sinistra nel nostro paese. Occhetto, sotto il peso di urgenze internazionali, avvertì la necessità di ricollocare il suo partito in un altro campo, ma commise l’errore di pensare che la crisi del Comunismo avrebbe finito per trascinare nella sua scia, anche quella del Socialismo Democratico. Un salto quantico, che non solo impedì la naturale evoluzione del P.C.I. verso un approdo compiutamente socialista, ma ne ha pregiudicato anche i successivi caratteri. Dal P.D.S., ai D.S., ed infine al P.D., ci si è progressivamente allontanati da un quadro di interessi e di bisogni, che hanno finito per restare via via senza La presunta fine delle ideologie, ha lasciato in campo solo la promessa capitalista ed il mito del libero mercato. “Il grasso”, si sarebbe accumulato e man mano avrebbe finito per propagarsi verso il basso. I fatti purtroppo ci consegnano una diversa realtà; una ricchezza che si concentra sempre di più in poche mani, un impoverimento sempre più esteso del ceto medio, ed una condizione di povertà assoluta che ha ormai raggiunto livelli di guardia. A questo, bisogna aggiungere le sfide imposte da un mondo sempre più globalizzato e tutte le contraddizioni che in esso insistono. Credo sia giunto il momento di riconoscere che le nostre aspettative sullo sviluppo liberale della società occidentale, si sono drammaticamente consumate, lasciandoci di fronte alla dura verità: “senza utopie, tutto quello che resta è un presente privo di orizzonti, il presente immobile e sterile della tecnocrazia”. Quali sono le utopie di cui abbiamo bisogno per rilanciare la politica e ritrovare una strategia per una convivenza sostenibile ?. Riduzione dei consumi e ore di lavoro, apertura dei confini nazionali, lotta alla povertà concedendo a tutti un reddito di base, sottraendo alle vuote retoriche populiste il dominio mediatico. Ritengo impensabile, senza ristabilire le basi di uguaglianza, che la sinistra possa avere un futuro, e reggere all’urto, sempre più violento delle destre populiste e nazionaliste. La stessa sorte del P.D. e degli altri partiti socialisti europei è legata, infatti, al modo con cui sapranno rispondere a queste aspettative. Di questa necessità, purtroppo, non vedo alcuna traccia, nè nel dibattito nazionale, e peggio ancora, in quello locale. I congressi si sono miseramente ridotti ad una conta, e la politica naufraga in una deriva di spettacolarizzazione, di sensazionalismo e di retroscenismo. Nel frattempo, il rancore cresce, la rabbia sale, la fiducia cala, la partecipazione demotratica rincula, le istituzioni vacillano e le prospettive di una sana convivenza civile si fanno sempre più incerte. “L’orchestrina del Titanic”, però, continua a suonare senza concedersi pause.

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