Deiulemar, la beffa-bis La Bov voleva il tesoro

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I retroscena del sequestro conservativo da 363 milioni alla Bank of Valletta L’istituto di credito di Malta inizialmente voleva restituire i trust al fallimento Da novembre del 2014 tutto fermo: era una manovra per fare sparire i soldi

Deiulemar, la beffa-bis  La Bov voleva il tesoro

Torre del Greco  – Hanno rischiato una beffa-bis, un nuovo colpo al cuore e alle tasche dopo il «grande crac» della Deiulemar compagnia di navigazione. Perchè, a cavallo tra il novembre del 2014 e l’aprile del 2016, la Bank of Valletta – l’istituto di credito con sede a Malta in cui era stato depositato un ingente patrimonio riconducibile agli armatori-vampiri – aveva provato a fare sparire i soldi destinati alla curatela fallimentare della società di fatto e, conseguentemente, agli obbligazionisti dell’ex colosso economico di via Tironi. Il retroscena shock emerge dalle 18 pagine dell’ordinanza con cui il giudice Valentina Vitulano della III sezione civile del tribunale di Torre Annunziata ha disposto il sequestro conservativo fino alla concorrenza di 363 milioni di euro in danno di Bank of Valletta.

I trust della discordia

Giano, Gilda e Capital sono nomi noti alle «vittime» della Deiulemar compagnia di navigazione. Perché sono i nomi dei tre trust depositati dalla società di fatto composta da Michele Iuliano, Maria Luigia Lembo, Giovanna Lembo, Giuseppe Lembo, Leonardo Lembo, Lucia Boccia, Angelo Della Gatta, Pasquale Della Gatta e Micaela Della Gatta presso l’istituto di credito con sede a Malta. Dove successivamente gli armatorivampiri trasferirono la totalità del capitale sociale di Taggia, il cui patrimonio – all’epoca del conferimento dei trust – era costituito dalla società lussemburghese Lamain, a propria volta detentrice dell’intera partecipazione azionaria della Deiulemar Holding.

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