Quei baratti Lega-M5s. Nugnes critica Di Maio

Marina Cappitti,  

Quei baratti Lega-M5s.  Nugnes critica Di Maio
In una foto d'archivio del marzo 2018 Roberto Fico e la senatrice 'ribelle' dei 5S, Paola Nugnes, che a margine dei lavori della Commissione affari costituzionali del Senato sul dl sicurezza ha commentato: "Voglio votare contro questo provvedimento, partito male, ma nel caso di un'eventuale fiducia mi riservo di valutare il da farsi", 30 ottobre 2018. ANSA / CIRO FUSCO

E’ un’intervista surreale quella con la parlamentare Paola Nugnes, tra i dissidenti del M5S. Inizia e non finisce. Non per colpa nostra, ma per un capriccio dell’onorevole che chiede la lettura dell’intervista prima della pubblicazione. Qualcosa che va contro il rispetto della nostra professionalità e una sorta di censura preventiva alla quale non ci pieghiamo, convinti della correttezza del nostro lavoro e dell’imprescindibile rispetto reciproco dei ruoli. Le risposte di Nugnes alle nostre domande le pubblichiamo nonostante la sua minaccia di diffida. Non abbiamo leso alcun diritto e l’onorevole sapeva di essere intervistata. Abbiamo fatto semplicemente il nostro lavoro quotidiano: chiedere, pungolare, provare a capire oltre le notizie. E’ evidente che, dissidenti o meno, i componenti dei Cinque Stelle sono allergici a qualsiasi confronto con regole democratiche e rispettose della professionalità dei cronisti.

Paola Nugnes, senatrice del M5S, Luigi Di Maio pone la fiducia sul decreto Sicurezza. Cosa comporterà l’ok al decreto?

«Parliamo di un decreto blindato che non ha visto, a differenza di quanto detto, una reale discussione. Al Senato sono state apportate delle modifiche ma non tutte in senso positivo, anzi. Alla Camera non è stata apportata nessuna modifica neanche del relatore del governo perché non si voleva un ritorno al Senato. E’ un provvedimento fortemente ideologico perché è una bandiera di Salvini che non porterà nulla di buono, né i frutti dichiarati, ovvero un risparmio economico e una riduzione dei flussi migratori”.

Perché non porterà a quanto promesso?

«Perché dobbiamo tener conto delle persone che già sono qui e sono in attesa di un rinnovo. Solo nel 2019 saranno 120mila quelle che non riceveranno l’umanitario e saranno rispedite a casa, il che significherà comunque restare nel nostro territorio. Questo perché non abbiamo fatto gli accordi internazionali con i paesi di destinazione. Il costo del trasporto a immigrato è alto, di circa 8mila euro, quello che riusciamo a rimpatriare sono 500 persone l’anno. Quindi sommeremo altri illegali a quelli già esistenti. A questo si aggiunge lo smantellamento del sistema degli spraar che rappresentano tra l’altro un’economia diffusa come il reddito di cittadinanza».

Gli spraar come il reddito di cittadinanza?

«Nel senso che hanno una grande capillarità di riscossione con pochi euro, 35-40 euro a immigrato, con lo stesso effetto quindi del reddito: ovvero un euro diventa economia reale, moltiplicatore. Inoltre negli spraar sono impiegate oltre 12mila persone, più dell’Ilva di Taranto. Un’azienda quest’ultima che ha un impatto dichiarato incompatibile con la vita umana ma pur di preservare il lavoro si contravviene all’ambiente sano. Mentre gli spraar, che curano le società, vengono smantellati. Infine, altrettanto preoccupante, con questo decreto si instaura uno stato di polizia repressivo e punitivo».

“Una volta saremmo saliti sui tetti a denunciare” ha detto. A questo punto chi sono i traditori del Movimento: i dissidenti o Di Maio?

«Io prendo atto che il Movimento per una ragione di Stato, di opportunità politica abbia ritenuto di dover accettare questo provvedimento di Salvini in cambio di altri atti. Ma personalmente non posso non marcare lo stridore tra il dover accettare un provvedimento impattante dal punto di vista sociale, dei diritti e della sicurezza con altri obiettivi pure fondamentali. E’ un punto nevralgico su cui sarebbe stato necessario aprire una discussione su quali sono i paletti, ma non è stato fatto».

Un provvedimento imposto

«Sì e anche una contropartita. Salvini ha dichiarato con fare ricattatorio che se il decreto non fosse passato, avrebbe fatto cadere il Governo: una cosa che ritengo estremamente grave su cui non si è fatta alcuna riflessione. Sono stati accusati i cosiddetti ortodossi, i dissidenti, di voler far cadere il Governo, mentre questa responsabilità non sarebbe mai stata dei parlamentari, ma è solo nel ministro che lo minaccia».

Trova che il Movimento si sia appiattito sulle posizioni della Lega, che vola nei sondaggi?

«Si è trovato sicuramente sbilanciato da una Lega che si è presentata alle elezioni in una coalizione di centrodestra che ha fatto da contro piano alla gestione del Governo dal primissimo momento, questo è stato sicuramente sfavorevole. Probabilmente andrebbe fatta una riflessione sulle coalizioni prima delle elezioni e che sia in qualche modo vincolante per la formazione del Governo. In campagna elettorale avremmo dovuto fare un appello su quali forze politiche in campo erano disponibili a realizzare il nostro programma e con quelle fare l’alleanza».

Condono Ischia. Al momento Lei è sospesa dal Movimento?

«Non sono mai stata sospesa, ho saputo solo dai giornali. Ma non mi è arrivato assolutamente nulla in merito”.

Alcuni suoi colleghi invece sono stati espulsi

«Gli espulsi ci sono sempre stati, anche in altri partiti. Però guardi Lei mi deve mandare la bozza di quello che vuole scrivere».

Onorevole Nugnes noi non inviamo le interviste prima che vengano pubblicate

«Mi deve mandare la bozza, assolutamente. Lo facciamo sempre, con tutti, altrimenti possiamo trovarci in difficoltà. Potrei essermi spiegata male io o aver capito male lei».

Esiste il diritto di rettifica per questo

«No. O mi manda la bozza o io non la autorizzo e abbiamo fatto una chiacchierata»

Non mandiamo le interviste prima, è al limite della censura

«Io la diffido dal pubblicare qualsiasi cosa perché così è la prassi, ho sempre fatto così. La diffido poi veda Lei come fare. Buona giornata».

Avremmo voluto affrontare altri temi con l’onorevole Nugnes: la leadership di Di Maio, se esiste un rischio implosione nei 5S, come superarlo. Ma non è stato possibile. Pazienza. Forse a qualcuno dispiacerà ma siamo ancora in un Paese democratico dove a dettare la “prassi” non è la politica, ma la libertà e la verita’ d’informazione.

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