Palazzo Fienga, il fortino del clan diventerà il parco della legalità. Presentato al Ministero un progetto per rintracciare fondi

Redazione,  

Palazzo Fienga, il fortino del clan diventerà il parco della legalità. Presentato al Ministero un progetto per rintracciare fondi

TORRE ANNUNZIATA – Per recuperare Palazzo Fienga il Comune di Torre Annunziata ha bisogno di nove milioni di euro. Per abbatterlo, invece, solo due. Sono queste le cifre che spuntano fuori, per la prima volta, dal progetto che è stato stilato per cancellare per sempre il simbolo del malaffare. Per mettere la parola fine al rischio crollo dell’ex fortino del clan dei Gionta. L’immobile di via Bertone continua a restare una spina nel fianco per l’amministrazione comunale, sopratutto in queste settimane, dove continui cedimenti strutturali stanno interessando l’edificio che dal 15 gennaio del 2015 è ormai chiuso. Attualmente confiscato e oggetto di una manifestazione d’interesse attraverso la quale il Comune vuole puntare all’abbattimento dell’edificio. «Riqualificarlo costa troppo e il rischio potrebbe essere quello di creare un nuovo ghetto» aveva dichiarato tempo fa l’assessore al patrimonio Emanuela Cirillo ma ora lo scenario cambia anche perchè la demolizione prevede dei paletti altrettanto grandi: c’è una parte dell’immobile che non può andare giù. C’è un vincolo della Soprintendenza che vieta l’abbattimento perchè considerato edificio storico, sopratutto l’antico granaio. E così in quella relazione di venti pagine – che porta la firma dello studio tecnico e ingegneristico Visone,- spuntano grafici, stime di costi e sopratutto le immagini in 3D di quello che, di qui a qualche anno, potrebbe diventare Palazzo Fienga. «Palazzo Fienga rappresenta per noi un simbolo – dice il sindaco Vincenzo Ascione – del male senza dubbio ma siamo pronti a trasformarlo in un simbolo invece di legalità». Ascione non si sbilancia su quale delle due ipotesi possa essere per lui la più accreditata ma su una cosa ha le idee chiare «fare presto: bisogna intervenire nel più breve tempo possibile». E così sul tavolo la prima proposta prevede l’abbattimento dell’immobile con la realizzazione di un parco della legalità «qualora non ci fossero dalla Regione risorse economiche a sufficienza l’edificio sarà abbattuto e sorgerà un parco pubblico con un percorso in ricordo di tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata». Viceversa, altra ipotesi è il recupero della parte inferiore del palazzo da adibire ad alloggi «anche in questo caso l’ipotesi di portare lo Stato a vivere nel palazzo è un segnale importante. L’idea – aggiunge Ascione – è quella di allestire gli alloggi e gli uffici in primis della polizia di Stato e poi delle altre forze che ne hanno bisogno. Ma è ovvio che in entrambi i casi abbiamo bisogno dell’appoggio del governo, della Regione, di rappresentati dello Stato che siano intenzionati come noi a cancellare il simbolo della camorra e renderlo il simbolo del riscatto. Solo in questo modo – conclude Ascione – possiamo lanciare un messaggio importante e fondamentale». Per ora però si aspetta la risposta della Regione e del Ministero, enti ai quali il Comune si è rivolto per ottenere finanziamenti.  Nel frattempo però il palazzo si sbriciola e la situazione strutturale peggiora di ora in ora. L’unica alternativa che il Comune ha è quella di tamponare con interventi di manutenzione cancellando il rischio crollo. Già una volta si è sfiorata la tragedia in un rione dove ogni ogni giorno c’è un pezzo di intonaco, pareti e interi edificio che crollano.

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