Ercolano, il balletto del segretario cittadino del Pd: «Mi dimetto, anzi no»

Alberto Dortucci,  
Alberto Dortucci,  

Ercolano, il balletto del segretario cittadino del Pd: «Mi dimetto, anzi no»

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Ercolano. Dalla grande amicizia sbocciata per cancellare il «vecchio sistema» della sinistra all’ombra degli Scavi allo scontro con la realtà quotidiana rappresentata dalle difficoltà di governare una città «complessa» come Ercolano. è il remake in chiave resinara di «C’eravamo tanto amati», il capolavoro griffato da Ettore Scola. Certo, i protagonisti della vicenda – il sindaco Ciro Buonajuto e il segretario cittadino del Pd, Piero Sabbarese – al momento non possono vantare il carisma e la personalità di Vittorio Gassman e Nino Manfredi, ma la trama sembra ricalcare a grandi linee la pellicola del 1974. Prima la «guerra partigiana» all’ex sindaco Vincenzo Strazzullo e ai suoi fedelissimi – a partire da Antonio Liberti, candidato a sindaco dopo la scissione dei democrat – e ora la «faida interna». Con il baby-Renzi del Vesuviano determinato a fare fuori il «rompiscatole» voluto alla guida del circolo locale del Pd e Piero Sabbarese pronto a fare la valigia prima di essere cacciato in malo modo.

La resa dei conti

D’altronde, la sfida tra gli ex amici per la pelle era stata annunciata da una lunga serie di segnali. A partire dalle entrate a gamba tesa del segretario cittadino del Pd sul tema della legalità per finire alle contestazioni mosse dallo stesso Piero Sabbarese relativamente alle selezioni per l’assunzione di nuovi vigili urbani in Comune: una presa di posizione costata al principale avversario di Ciro Buonajuto perfino minacce di morte via social network. Un’escalation di tensione davanti a cui Piero Sabbarese sembrava pronto a gettare la spugna: «Mi dimetto dalla carica di segretario cittadino del Pd», l’anticipazione a qualche (residuo) simpatizzante dei democrat. Una scelta maturata proprio sulla scorta delle divergenze politiche con la maggioranza di corso Resina e – al tempo stesso – figlia del «vento» proveniente dai vertici provinciali, evidentemente schierati dalla parte del sindaco-simbolo di una rottamazione avvenuta solo sulla carta. Ma, al momento di ufficializzare l’addio alla carica, Piero Sabbarese – non propriamente un decisionista, a giudicare dalle recenti vicende – si è voluto prendere qualche ulteriore ora di riflessione. Una frenata per mettere nero su bianco le ragioni di una scelta evidentemente dolorosa.

La nota dei tesserati

Ma a «bruciare» il segretario cittadino del Pd sono gli stessi iscritti al circolo democrat di via Panoramica: «Il segretario cittadino Piero Sabbarese, uomo di partito e pezzo di questa squadra di cui andiamo orgogliosi – si legge nella nota – sulla scorta degli avvenimenti cittadini dovuti alle scelte dell’amministrazione comunale di Ercolano, in virtù della buona politica e della mediazione democratica, aveva concordato le sue dimissioni da capo politico della sezione della città». Ora l’inaspettata frenata: «Il patto – le voci di dentro del primo partito di un centrosinistra alle prese con una crisi senza precedenti – era che tutto fosse accompagnato da un documento intimo, vero, politico e concreto sulle ragioni della scelta di prendere le distanze da un percorso lontanissimo dalle linee di mandato e dal progetto di rinascita di Ercolano». Insomma, il divorzio arriverà. Ma la separazione rischia di avere pesanti strascichi. Come in tutte le storie in cui «C’eravamo tanto amati».

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