Torre del Greco, indagati nel gruppo del sindaco Palomba: fuga dalla chat di WhatsApp

Alberto Dortucci,  
Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, indagati nel gruppo del sindaco Palomba: fuga dalla chat di WhatsApp

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Torre del Greco. Improvvisamente – a sei mesi dallo sbarco a palazzo Baronale – si sono accorti della presenza di diversi «estranei» all’amministrazione comunale all’interno del gruppo WhatsApp di maggioranza. Così, alla luce dei «nomi eccellenti» infilati in una chat in teoria esclusivamente politica, non hanno esitato a lasciare la conversazione con gli alleati: una mossa maturata sulla scorta degli sviluppi dell’inchiesta sulla procura di Torre Annunziata sullo scandalo voto di scambio – tre gli indagati legati a doppio filo alla carovana del buongoverno guidata dal sindaco Giovanni Palomba: il consigliere comunale Stefano Abilitato, il consulente Simone Onofrio Magliacano e Domenico Pesce, sponsor politico del primo cittadino – e destinata a scatenare ulteriori fibrillazioni in una maggioranza giĂ  costretta ai salti mortali per restare in piedi.

Il «risveglio» del poliziotto

All’indomani delle rivelazioni di Metropolis Quotidiano sulla partecipazione di Domenico Pesce – finito sotto i riflettori della magistratura per la vicenda dei pacchi alimentari distribuiti ai poveri alla vigilia delle elezioni – alle conversazioni del gruppo WhatsApp dei consiglieri comunali di maggioranza, il «camaleonte» Ciro Piccirillo si è reso conto di un’anomalia a lungo passata inosservata. Così, intorno alle 16.30, il poliziotto prestato alla politica ha comunicato agli alleati di avere notato «con immensa sorpresa come gli appartenenti al gruppo non siano esclusivamente amministratori». Chiaro il riferimento all’ex presidente della Turris – recentemente vincitore della manifestazione d’interesse per l’organizzazione degli eventi natalizi in cittĂ , pagati con soldi pubblici – e non solo: «Siccome pensavo dialogassimo solo tra amministratori – il commiato del fondatore della lista civica La Svolta – non solo chiedo scusa per l’errore, ma lascio il gruppo». Un’azione prontamente imitata dal capogruppo della lista civica, Salvatore Gargiulo. A cui, evidentemente, non manca il senso dell’ironia. PerchĂ©, prima di salutare i «colleghi» del gruppo, il dipendente dell’Ente Autonomo del Volturno non si è risparmiato una stoccata: «Casomai si realizzasse un nuovo gruppo – il testo postato in chat – vi anticipo che inserirò anche mia mamma e mio padre perchĂ©, non avendo nulla da fare, magari perdono un po’ di tempo a leggere le nostre conversazioni». Un messaggio esemplificativo del «tenore delle discussioni» tenute dagli attuali inquilini di palazzo Baronale. Pronti a cavalcare la «vene goliardica» di Salvatore Gargiulo con risposte degne di uno spettacolo di cabaret di quart’ordine: «Per solidarietĂ , me mett’ a chiagner», il «contributo» fornito dal politico-ultrĂ  Pasquale Brancaccio. Identico concetto poi espresso – sebbene in italiano corrente e non in dialetto – da Michele Langella, unico superstite della lista civica Dai. Il presidente dell’assise Felice Gaglione – in odore di sfiducia, dopo le modifiche al regolamento comunale promosse dall’avvocato Gaetano Frulio e il «soldato» Luigi Caldarola – non si è perso in chiacchiere, abbandonando la conversazione senza particolari spiegazioni. A seguire, un lungo elenco di «fulminati» sulla via di Damasco: Carmela Pomposo, Gaetano Frulio, Luisa Liguoro, il vicesindaco Annarita Ottaviano e la baby politica Annalaura Guarino. Solo alla fine, il «responsabile» della grande fuga si è deciso a lasciare un gruppo diventato ormai monco.

Lo Zalone della maggioranza

In mezzo agli addii non è mancato l’intervento di Stefano Abilitato, l’unico indagato della maggioranza. Pronto a svestire i passi da navigato politico per recitare il ruolo di Checco Zalone in «Cado dalle nubi»: «Onestamente, io sono ingenuo: non l’ho capito», il messaggio capace di suscitare l’unico sprazzo di ilarità. Perché, non ci fosse stato da piangere, la surreale conversazione tenuta dagli esponenti della maggioranza sarebbe stata perfino divertente.

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