Fiorenza Calogero: «Nessuna pietà per chi stupra ma in giro c’è tanta ipocrisia»

Redazione,  

Fiorenza Calogero: «Nessuna pietà per chi stupra ma in giro c’è tanta ipocrisia»

C’è una ragazza distrutta per lo stupro in Circum. E ci sono tre ragazzi giovanissimi in cella. Fiorenza Calogero, cantante e attrice stabiese, siamo in un baratro?

«Se indico la castrazione chimica come soluzione alla violenza sessuale mi accusano di fascismo. Ma è ciò che meriterebbero i colpevoli. Se esistesse questa pena chi premedita una violenza esiterebbe nel compierla».

Esistono le condanne, il problema forse è la certezza della pena. Siamo sempre al punto di partenza. I riflettori si spegneranno e resteremo in attesa di indignarci di nuovo.

«La cosa più grave è che non esiste giustizia. Chi violenta, massacra, bullizza, sa che non rischia pene proporzionate. Nel caso di San Giorgio, è palese che mancano i controlli. Anche io ho paura quando utilizzo i mezzi».

Le statistiche raccontano di 3mila donne uccise negli ultimi due decenni.

«Chi maltratta una donna sconfessa le proprie radici. Per fortuna negli ultimi anni c’è stata una grande opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Ma le violenze non riguardano solo le donne. Sono uno sfregio alla nostra comunità».

Cosa bisogna fare?

«Non basta la risposta delle vittime, occorre rompere il silenzio, demolire l’ipocrisia e l’indifferenza: la nostra è una società maschilista, è complicato far rispettare la donna nei contesti: sociali, lavorativi e familiari. Ė tempo che si prenda la parola, si agisca, si affermi coi fatti la cultura e la pratica della parità, del rispetto, della valorizzazione delle differenze. La libertà delle donne è una questione democratica che interroga la società. Farei due considerazioni amare».

Prego.

«Rispetto alle mobilitazioni, quali sono state le risposte delle istituzioni?  E ancora. Molte coperture mediatiche colpevolizzano la vittima, in particolare nei casi di violenza sessuale, parlando delle donne come se avessero in qualche modo provocato l’aggressione. Ripeto: bisogna abbattere l’ipocrisia».

Lei l’ha combattuta, eccome. Donna, figlia del Sud, artista. Tante sfide in una.

«Ho subito tante violenze psicologiche. Una bella donna non può raggiungere degli obiettivi se non in cambio di qualcosa. Era così nel medioevo, lo sarà in futuro. Per non scendere a compromessi mi sono isolata. Fiorenza artista esiste grazie a Fiorenza. Punto. Racconto un episodio: conobbi il direttore di un’azienda di promozione, mi chiese un album da promozionare, risposi di averne uno in uscita. Mi arrivò una mail, un invito per un fine settimana a Capri. Io rifiutai, pochi giorni dopo la sua segretaria mi scrisse che non erano interessati al mio disco».

Come andò a finire con l’album?

«Fu selezionato al Premio Tenco. Io ero l’unica sconosciuta con un album in napoletano».

Donne: ne può citare tre che hanno cambiato la storia?

Maria Teresa di Calcutta, Rita Levi Montalcini ed Emma Bonino. Madre Teresa è il senso pieno integrale e cristiano di una concezione della vita all’opera da cui i nostri dualismi spesso ci tengono lontani. Rita Levi Montalcini, l’unica donna italiana a ricevere un Nobel scientifico. Emma Bonino ha detto che non smetterà mai di difendere la democrazia. Anche io non smetterò mai di difenderla».

Ha una canzone da dedicare alle donne?

«Nei miei brani sono protagoniste le donne. La canzone ideale è Bambenella di Viviani. “Mi riempie di botte, tutte le sere. Mi vuole però un bene da matti”. Parole attuali in questa società.

A proposito di società, le piace questa?

«Fose i social iniziano a dominarci».

E la politica? Le piace?

«Io sono stata candidata nel Pd e ho seguito Leu. Ma ora sono delusa. Ora seguo le persone perbene. Però mi impegnerei. Non da sindaco, magari da assessore alla cultura. Ma…».

Ma…

«Per fortuna ho un bel calendario. Il 12 aprile sarò a Castellammare con “Napoli Dea Madre”. Un territorio di un altrove, perduto nella profondità dell’anima. Cantanti-donne e figlie di un mare-madre che dalla storia di ognuno di noi attinge alla storia dell’universo nelle sue infinite sfaccettature, in una musica

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