Il pasticciere che vince premi «Non investirei mai a Torre»

Redazione,  

Il pasticciere che vince premi «Non investirei mai a Torre»

“Non aprirò mai un negozio a Torre Annunziata. Mi piange il cuore, ma devo dirlo. In questa città, che adoro e nella quale sono cresciuto, adesso avrei troppa paura”. L’amara confessione ha la firma di chi invece, grazie al dolce, ha costruito una carriera brillante e di successo. E’ il Maestro pasticciere Francesco Lastra, torrese doc, che alla soglia dei 50 anni ha vinto il prestigioso e ultimo concorso “I migliori Dolci d’Italia” svoltosi presso la fiera del Tirreno a Marina di Carrara. E’ di Francesco, dal 2000 trasferitosi nella vicina Pompei con sua moglie Maria e le due figlie della coppia, Ilaria e Giorgia, di 14 e di 5 anni, la colomba più buona prodotta a livello nazionale. Il pasticciere oplontino, in omaggio alle sue origini, l’ha chiamata “Colomba Vesuviana”. “La mia colomba ha il gusto degli agrumi del Vesuvio – sottolinea – . Il sapore deciso e principale del mandarino ricoperto però da un velo di pasta di mandorle”. Francesco, alla prestigiosa fiera nazionale, ha battuto altri 40 maestri pasticcieri. Dopo aver lavorato in famosi laboratori dolciari di Torre Annunziata e di Pompei, ora il Maestro Lastra è un libero professionista. Una volta ricevuto l’ambito premio, Francesco, il pasticciere torrese che produce la colomba più buona d’Italia, sogna un’attività da mettere su in proprio. “Sono in cerca di un locale – confessa – ma il mio progetto non potrà nascere nella mia città. Conosco bene il territorio, l’attuale situazione economica, le ‘pressioni’ subite dagli imprenditori oplontini. Mi dispiace arrendermi, ma devo anche fare i conti con la realtà. A Torre Annunziata oggi avrei troppa paura”. Il Maestro pasticciere non pronuncia mai le parole “racket” o “bomba carta”. E neppure fa menzione delle minacce o delle richieste estorsive, tornate nel 2018 a bussare in maniera fragorosa e prepotente alle porte di artigiani e imprenditori torresi. Sono infatti 12 i raid incendiari messi a segno dai clan della camorra in un solo anno. E’ però chiaro che la “paura” dello chef derivi dal recente e inquietante scenario, nuovamente tratteggiato in città dagli aguzzini versione 2.0: le famose baby-gang composte dai “delfini” e dai “rampolli”. “Sono incredulo sulla rinascita economica di Torre Annunziata – conclude il Maestro Lastra – Eppure sarei davvero onorato di poter aprire un laboratorio tutto mio nella città che adoro, e alla quale continua a legarmi forte un rapporto di affetto quasi viscerale. Ma ho già rifiutato una importante offerta. E’ triste ammetterlo, però è la dura realtà. Nella mia Torre non avrei alcuna chance”.

Salvatore Piro

 

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