Tifoso morto: ultrà 38enne indagato per omicidio non risponde al pm

Redazione,  

Tifoso morto: ultrà 38enne indagato per omicidio non risponde al pm

NAPOLI –  Il guidatore dell’auto, una Renault Kadjar nera, finita nel mirino delle indagini della Procura diMilano e della Digos sull’investimento di Daniele Belardinelli, morto a seguito degli scontri tra ultras prima di Inter-Napoli,è stato portato in Questura a Milano con un provvedimento di”accompagnamento coattivo per procedere a interrogatorio o a confronto”, richiesto dall’aggiunto Letizia Mannella e dai pmRosaria Stagnaro e Michela Bordieri e firmato dal gip Guido Salvini. Da quanto si è saputo, il giovane ultrà del Napoli, che convocato nelle scorse settimane per un interrogatorio aveva scelto di non rispondere, è stato portato oggi per un interrogatorio ‘coatto’ da Napoli a Milano. Stando alle analisi in corso in questi giorni, l’auto guidata dal giovane e con a bordo altri tre ultrà (anche loro, pare, sono stati portati aMilano per interrogatori) sarebbe quella che ha investito Belardinelli, poi morto in ospedale. Nell’inchiesta al momento si ipotizza l’omicidio volontario.

La macchina ‘nel mirino’ delle indagini presenterebbe, infatti, una serie di segni compatibili con l’investimento, tra cui l’asse leggermente deviato, forse per un urto, alcuni segni sotto la carrozzeria e, poi, su altre parti della carrozzeria tracce riconducibili forse al giubbotto che indossava quella sera Belardinelli in via Novara, dove sono avvenuti gli scontri.    All’inizio dell’inchiesta si era ipotizzato che il tifoso del Varese potesse essere stato colpito da una prima macchina e poi schiacciato da una seconda. Ora, però, gli accertamenti si stanno concentrando solo sulla Renault Kadjar nella quale viaggiavano, diretti allo stadio, quattro ultrà napoletani. E oggi è stato eseguito il provvedimento di accompagnamento coattivo per interrogatorio o confronto.    “Non l’ho investito io, quando sono passato il corpo era già a terra, io sono passato dopo l’investimento”, aveva detto il guidatore di un’altra auto della ‘carovana’ lo scorso 1 marzo interrogato in Questura. Quel giorno il guidatore della Renault, invece, aveva deciso di non presentarsi. Le analisi, nel frattempo, avrebbero escluso responsabilità da parte degli ultrà che viaggiavano su altre 5 auto sequestrate, una Audi A3, una Ford Transit, una Volkswagen Golf, un’Opel Vivaro e una Volvo V40.    Lo scorso 15 marzo, il gip ha concesso novanta giorni di tempo agli esperti nominati per una serie di complesse indagini genetiche, “papillari” e “merceologiche” sulle auto e su tutti gli oggetti sequestrati, come coltelli, bastoni, mazze e roncole. Una trentina in totale gli ultrà indagati con l’ipotesi ‘tecnica’ per tutti di omicidio volontario, mentre l’altro filone riguarda la rissa aggravata.

Si è avvalso ancora una volta della facoltà di non rispondere davanti a inquirenti e investigatori Fabio Manduca, il 38enne tifoso del Napoli indagato per omicidio volontario nell’inchiesta sull’investimento di Daniele Belardinelli, l’ultrà morto a seguito degli scontri prima di Inter-Napoli del 26 dicembre. L’uomo, che era alla guida della Renault Kadjar nera che, stando alle indagini, potrebbe aver travolto Belardinelli, è stato portato da Napoli in Questura a Milano con un provvedimento di “accompagnamento coattivo per interrogatorio”, ma ha scelto di non parlare, come aveva già fatto quando era stato convocato il primo marzo scorso. “Abbiamo già presentato un esposto alla Procura generale di Milano per evidenziare questo abuso a cui è stato sottoposto il mio assistito oggi e la violazione del diritto di difesa”, ha spiegato il legale del 38enne, l’avvocato Dario Cuomo, chiarendo che l’indagato stamani “è stato messo su un treno a Napoli da due agenti che l’hanno portato a Milano, si sono fatti spendere soldi per niente allo Stato, quando già la Procura sapeva che si sarebbe avvalso”.  Il legale ha affermato che “devono essere rispettate le garanzie minime del diritto di difesa, previste dal codice, le prove le deve portare l’accusa e poi depositarle”.

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