Papa a Napoli: dialogo tra popoli del Mediterraneo, no alle chiusure

Redazione,  

Papa a Napoli: dialogo tra popoli del Mediterraneo, no alle chiusure
Pope Francis attends a meeting with children at the Vatican, 09 June 2018. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dialogo come via per la pace nel Mediterraneo: è la strada tracciata da Papa Bergoglio, oggi nell’inedita veste di ‘convegnista’ a Napoli. Francesco ha tenuto una vera e propria ‘lectio’ alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale ed ha ribadito la necessità di costruire legami definendo il Mediterraneo un “ponte”, il “mare del meticciato”. E ha ribadito il suo ‘no’ ad ogni “chiusura identitaria” che nasce e viene alimentata nelle paure. Il pontefice richiama più volte alla necessità di dialogo tra le religioni e definisce i musulmani “partner” per la costruzione di una convivenza pacifica.    Il Papa è arrivato questa mattina a Napoli accolto dall’arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, e dalle autorità locali. Presente all’incontro universitario il cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti. Arriva un messaggio ai lavori anche dal Patriarca ecumenico Bartolomeo I che il Papa definisce “fratello amato”.    Bergoglio cita “tutti i naufraghi della storia” e invita i teologi ad essere “rete” a fare “solidarietà”. La teologia “può aiutare la Chiesa e la società civile a riprendere la strada in compagnia di tanti naufraghi, incoraggiando le popolazioni del Mediterraneo a rifiutare ogni tentazione di riconquista e di chiusura identitaria. Ambedue nascono, si alimentano e crescono dalla paura”.    E poi ribadisce l’importanza del dialogo con l’Islam: “Con i musulmani siamo chiamati a dialogare per costruire il futuro delle nostre società e delle nostre città; siamo chiamati a considerarli partner per costruire una convivenza pacifica, anche quando si verificano episodi sconvolgenti ad opera di gruppi fanatici nemici del dialogo, come la tragedia della scorsa Pasqua nello Sri Lanka”.    Francesco definisce poi il proselitismo “una peste” e ricorda quanto anche i cristiani nella storia siano stati “aggressivi e persecutori”. Chiede ai teologi di avere “compassione” degli ultimi della terra per evitare una teologia “senz’anima”.    E infine invita Napoli, città lambita da quel Mediterraneo “da sempre luogo di transiti, di scambi, e talvolta anche di conflitti”, ad essere “laboratorio speciale” di dialogo e misericordia. Una città, il capoluogo campano, “dove non ci sono solo episodi di violenza” ma anche “tanti esempi di santità”, dice Francesco citando San Giuseppe Moscati e don Peppino Diana, ucciso 25 anni fa dalla camorra e per il quale è in corso, anche se a rilento, il processo di beatificazione.

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