Nicola morì in un incidente: «Niente giustizia per mio figlio»

Redazione,  

Nicola morì in un incidente: «Niente giustizia per mio figlio»

Tredici luglio 2018: una moto sfreccia veloce in via Acton, supera un T-Max, poi un’auto, si allarga troppo e si schianta contro lo scooter sul quale viaggiano due fidanzati. Un impatto tremendo che non lascia scampo a Nicola De Martino, 36enne di Castellammare di Stabia. Nicola muore il giorno successivo in un letto dell’ospedale Cardarelli. Un anno dopo Angela Fattorusso e Giuseppe De Martino, madre e fratello di Nicola, fanno affiggere un manifesto nel quale ricordano quella morte «atroce, violenta, orribile, ingiusta, straziante, ma soprattutto immotivata». Un grido di dolore che arriva 48 ore dopo il patteggiamento a 2 anni e 3 mesi di Gerardo Castellano, 27enne di Santa Maria la Carità, per omicidio stradale

«La vita di mio figlio non può valere due anni e tre mesi», dice Angela mentre stringe tra le mani il telefono del figlio. Quel cellulare è l’unica cosa di Nicola che si è salvata in quella serata tremenda di un anno fa. La madre lo tiene acceso per ricevere le chiamate di Mina, la fidanzata di Nicola che tra danni permanenti alle mani e al volto sta ancora combattendo con le conseguenze di quell’incidente. Per non parlare di quello ormai irreparabile, che le ha strappato l’amore della sua vita. «L’anno prossimo si sarebbero sposati, Nicola sognava di mettere su una bella famiglia, di avere figli», racconta la madre mentre le lacrime le rigano il volto. «Mi dispiace, non credo al destino – continua Angela – Gli incidenti possono capitare, ma se non corri non puoi morire o provocare morte. Il dolore è straziante, in questi dodici mesi nessuno ci ha avvicinato nemmeno per chiederci scusa e la sentenza non ci ha dato giustizia». E’ lo sfogo di una mamma che legge e rilegge gli atti dell’inchiesta, le testimonianze di chi quella sera del 13 luglio 2018 ha assistito a quel tragico incidente e vuole con tutte le sue forze «che nessun’altra mamma sia costretta vivere lo stesso strazio – dice Angela – Servono pene più severe per far sì che la gente ci pensi prima di correre quando è in sella a una moto o in auto. Ho scritto persino al sindaco, senza ricevere risposte: ho chiesto il suo impegno affinché vengano realizzati dossi per rallentare i mezzi in via Acton». Da dodici mesi, tutti i giorni, Angela trascorre le sue mattinate al cimitero, sulla tomba del figlio: «Perché Nicola era un ragazzo speciale, un’esplosione di gioia, un vulcano di vita – racconta – Un ragazzo preciso, che ha saputo fare da padre anche a Giuseppe (il fratello più piccolo di 8 anni)». Cresciuto nel rione Postiglione, Nicola s’era diplomato all’Itis e aveva fatto diversi lavori, tra cui l’operatore socio sanitario. «La sua grande passione era il mare e la pesca, a lui bastava poco per essere felice – racconta la madre – E’ andato a pescare anche la sera prima di morire: nel congelatore ho i pesci che portò quella sera, ci ho scritto “luglio 2018”, non li mangerò mai». Poi c’è il suo cane Diego, un grosso pitbull che ha l’aria da bonaccione e da quando non c’è più Nicola segue ovunque Angela. «Mio figlio lo amava», ricorda la madre che di tanto in tanto cerca su quel telefonino qualche foto o video da mostrare. «Vuole vedere com’era intonato?», chiede appena spunta fuori una registrazione che il figlio aveva inviato alla sua fidanzata: la radio che passa “Sei la più bella del mondo” di Raf e Nicola che la dedica a Mina pronunciando il suo nome prima del ritornello. «Lui era fatto così, aveva un carattere espansivo, con la sua allegria riempiva la casa», racconta Angela che poi rivela anche le paure di quel figlio che l’è stato strappato troppo presto «qualche volta quando accennavamo al viaggio di nozze che doveva fare con Mina diceva: “no mamma, con l’aereo no”. Lui era uno che stava molto attento». Il racconto di Angela s’interrompe per un momento, il pensiero va nuovamente a quel maledetto 13 luglio 2018: «Lo sa cosa stava facendo quella sera? Stava tornando a casa per posare lo scooter e prendere l’auto, per accompagnare la sua fidanzata a Pimonte – svela la madre – Lui sosteneva che di sera, in quelle curve con poca illuminazione, poteva essere pericoloso andare con la moto. Le sembra giusto che un ragazzo con così tanto giudizio debba per morire per la superficialità di altri?». Una lotta interiore tra dolore e ricordi che spinge Angela a ricordare che anche la sera dell’incidente Nicola e Mina avevano scelto di trascorrere una serata in riva al mare: «Sul telefono c’è ancora il video che ha fatto poco prima di morire – racconta – Andarono a Seiano, c’era una danzatrice del ventre che ballava lì quella sera e dopo l’esibizione rischiò di cadere, Nicola riuscì ad afferrarla giusto in tempo». Ricordi che non riescono a lenire il dolore per quello che accadde dopo: «Mi chiamò un parcheggiatore dell’Acqua della Madonna, che raccolse da terra il telefono di mio figlio e mi disse che aveva avuto un incidente – racconta Angela – Pensavo si trattasse di Giuseppe, così lasciai un messaggio a Nicola dicendogli che stavo andando in ospedale perché il fratello aveva avuto un incidente. Al pronto soccorso Giuseppe non c’era naturalmente, ma qualcuno mi disse che un’ambulanza aveva accompagnato un ragazzo a Boscotrecase, così andai lì. Ma nulla. Solo dopo mi hanno chiamato dicendomi che Nicola era stato trasferito dal San Leonardo al Cardarelli. Vuole sapere una cosa? Io al pronto soccorso di Castellammare ho incrociato mio figlio, ma non l’ho riconosciuto perché il suo volto era sfigurato. Me ne sono resa conto solo dopo qualche ora e quell’immagine l’avrò davanti agli occhi per tutta la vita». Poi l’ultimo ricordo: «Mio figlio è stato un uomo vero fino alla fine – conclude Angela – Un’operatrice del 118 mi ha raccontato che nonostante le sue condizioni, da terra chiedeva di soccorrere Mina. Ecco, questo era Nicola».

Tiziano Valle

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