Assolto dal tentato omicidio. L’ex bomber piange in aula

Salvatore Piro,  

Assolto dal tentato omicidio. L’ex bomber piange in aula

BOSCOREALE –  L’ex calciatore viene assolto da infamanti accuse. E dopo la sentenza piange. Esulta. Infine esclama: «Ho vinto la mia battaglia. Sapevo di essere innocente. Per me è la fine di un incubo». Peppe Aquino, 40 anni da Boscoreale, ex bomber tra le altre di Cavese e Chieti, è stato appena assolto con formula piena. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata per Aquino, soprannominato “la zanzara” perché «quando ero a Frosinone» – ha rivelato l’ex centravanti – «il mister diceva che ero un rompiscatole. Punzecchiavo i difensori avversari», aveva chiesto una condanna a 6 anni di carcere per concorso in tentato omicidio ed estorsione. Una condanna che sembrava annunciata. Una sentenza, pesantissima, che avrebbe scritto la parola fine in calce alla nuova carriera da allenatore, intrapresa dall’ex bomber dopo aver chiuso a 32 anni col calcio giocato. Ieri, invece, il colpo di scena in aula. L’avvocato di Aquino, il penalista Guido Sciacca, convinto dell’innocenza del bomber, è riuscito a ribaltare l’impianto accusatorio. Alle 13 in punto il verdetto dei giudici del Tribunale di Torre Annunziata: «Assoluzione».

E’ qui che il vecchio goleador, “la zanzara”, scoppia in lacrime. Abbracciando il suo avvocato. »La fine di un incubo, vero. Aquino è una brava persona. E il suo processo è durato due anni», lo stringato commento della difesa. L’ex calciatore era finito a processo per una vicenda oscura e torbida, che il 13 giugno del 2012 lo spedì agli arresti domiciliari. Alla sbarra, con Peppe Aquino, altre tre persone: Pasqua Teodosio, nipote del boss degli Aquino Annunziata, Alfonso ‘a Calabrese, all’epoca dei fatti 29enne e mandata infine assolta. Poi due cugini della donna: Aniello Gallo e Vincenzo Lettieri. Questi ultimi sono stati gli unici a subire una condanna a 6 anni e 8 mesi a testa nel secondo filone processuale, svoltosi a Napoli al termine dell’inchiesta condotta dalla Procura oplontina su un presunto raid punitivo e armato andato in scena il 13 giugno del 2012 a Boscoreale.

L’insolito scenario del raid – secondo l’accusa – è offerto dal deposito dei tir di “Ambiente Reale”, l’azienda che in città si occupa della raccolta dei rifiuti. E’ qui che Pasqua Teodosio – secondo l’iniziale ricostruzione dei magistrati – avrebbe scelto di far “punire” il suo ex marito, Giuseppe D.C., autista dei camion della nettezza urbana. Dopo la separazione la nipote del boss avrebbe voluto ottenere la casa nella quale la coppia, per anni, aveva condiviso aspirazioni e ansie. Poi la gioia per la nascita dei figli. Ma l’uomo si rifiuta di cedere il 50 per cento del patrimonio immobiliare. Pasqua Teodosio – secondo l’iniziale tesi accusatoria – avrebbe allora assoldato i suoi cugini, Aniello Gallo e Vincenzo Lettieri, prima per minacciare il suo ex. E dopo per una spedizione punitiva. E’ il 13 giugno 2012. Dalle intimidazioni si sarebbe passati alle armi. Aniello Gallo e Vincenzo Lettieri – secondo gli inquirenti – inseguono e bloccano la vittima alla guida del camion di servizio. Lettieri impugna una pistola e spara. Un colpo attraversa la lamiera. Per i magistrati nessun dubbio: è volontà di uccidere. A fermare il piano dei presunti sicari è l’arrivo di una pattuglia della Finanza impegnata in un servizio di controllo in Via Settetermini. Aniello Gallo avrebbe dato l’allarme e i killer sarebbero fuggiti verso Boscoreale, lasciando sul posto la vittima in preda allo choc. Nell’indagine finisce anche l’ex bomber Peppe Aquino, altro cugino di Pasqua Teodosio. Il calciatore viene accusato di aver preso parte alla strategia delle minacce ai danni dell’ex marito della donna. Da qui l’inizio del suo incubo. Terminato con un’assoluzione e sciolto ieri in un pianto liberatorio.

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