Tiziano Valle

Dal bacino ai 70 milioni. Dieci anni di bugie sul cantiere stabiese

Tiziano Valle,  

Dal bacino ai 70 milioni. Dieci anni di bugie sul cantiere stabiese

CASTELLAMMARE DI STABIA –  Dal protocollo d’intesa per il bacino di costruzione ai 70 milioni di euro promessi dall’ex Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Oltre dieci anni di tavoli, incontri, accordi che puntualmente sono stati smentiti dai fatti, provocando come unico risultato quello di smantellare un circuito occupazionale potenzialmente da migliaia di posti di lavoro e invece ridotto a poche centinaia di persone. Si torna a respirare tensione nello stabilimento Fincantieri di Castellammare dopo lo scippo della nave Trieste, solo l’ultimo episodio che certifica il fallimento della classe politica stabiese, regionale e nazionale, con parlamentari del territorio incapaci di far sentire le ragioni di migliaia di persone che chiedono lavoro in un settore dove ce n’è fin troppo. Tutti colpevoli, nessuno escluso, del declino del più prestigioso cantiere del Mezzogiorno. L’ultimo scippo subito dallo stabilimento di Castellammare provocherà un terremoto occupazionale, che farà saltare circa mille posti di lavoro. Con la commessa della nave Trieste hanno cominciato a varcare le soglie del cantiere stabiese poco più di 1.800 operai ogni giorno. Con i carichi di lavoro che garantisce Fincantieri da gennaio 2020 (due tronconi di navi da crociera), ci sarà spazio solo per i 570 dipendenti diretti e 150 tute blu dell’indotto. Chi resterà fuori dovrà emigrare, nella migliore delle ipotesi, oppure tornare a infoltire le liste di disoccupazione. Un terremoto che è occupazionale che è figlio della mancata realizzazione del piano industriale da 110 milioni di euro, presentato da Fincantieri ai sindacati appena la scorsa primavera nel corso di un incontro presso l’Unione Industriali. L’azienda avrebbe dovuto mettere 40 milioni, il governo 70 milioni (così come promesso dall’ex ministro del Lavoro, Luigi Di Maio), ma per ora quel piano è finito nel cassetto.

Assieme agli altri. Eh sì, perché la storia delle promesse mancate e degli accordi finiti nel dimenticatoio per Fincantieri, ha radici lontane. Si comincia con il patto sottoscritto nei primi anni del duemila per lo studio di fattibilità del bacino di costruzione, l’opera che avrebbe dovuto cambiare il volto di Castellammare di Stabia: ribaltare a mare il cantiere per permettergli di varare navi più grandi e liberare l’area portuale per intercettare il traffico crocieristico. Un’opera da 400 milioni di euro, mai realizzata e rimasta su carta. E per quanto riguarda gli scippi al cantiere stabiese impossibile dimenticare quello del reparto di tubisteria. A Castellammare, stando a un accordo tra azienda e Regione Campania del 2013 sarebbe dovuto sorgere un polo capace di realizzare tubi per tutti i cantieri navali italiani. Un reparto che da solo avrebbe garantito circa 200 posti di lavoro, ma dal 2016 la produzione è stata dirottata in Emilia Romagna mandando in fumo l’ennesima opportunità occupazionale sul territorio. Più o meno nello stesso periodo fu sottoscritto un accordo anche per la realizzazione della nave Oceanografica nel cantiere di Castellammare di Stabia. Una commessa prestigiosa, da circa 300 milioni di euro. Regione e Ministero dopo aver sottoscritto quel patto, non si sono mai messe d’accordo su chi dovesse finanziarla e nel frattempo sono stati bruciati anche i fondi che avrebbe dovuto stanziare il Miur. Non è tutto: nel 2016 il governo guidato da Matteo Renzi ha sottoscritto il Patto per la Campania con il Governatore Vincenzo De Luca, prevedendo uno stanziamento per la cantieristica da 400 milioni di euro.

Nel nuovo accordo sottoscritto dal governo formato da Lega e M5S nel 2018, in accordo con la Regione Campania, quei fondi furono tagliati. Ultimo in ordine di tempo è il finanziamento del nuovo piano industriale di Fincantieri per complessivi 110 milioni di euro. Un piano che prevede la realizzazione di una piattaforma galleggiante che permetterebbe di varare navi di dimensioni più grandi nel cantiere di Castellammare, con inevitabili ricadute dal punto di vista occupazionale. L’ex ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, promise in occasione del varo della nave Trieste che il governo avrebbe stanziato 70 milioni di euro incassando una vera e propria standing ovation. La restante parte avrebbe dovuto metterla Fincantieri. Per ora, invece, sono stati stanziati solo 35 milioni di euro, affidati all’Autorità Portuale, alla voce “messa in sicurezza del porto”.

Gli operai temono che possa trattarsi di fondi necessari solo a tombare lo scivolo di varo e senza i finanziamenti necessari a realizzare anche la piattaforma galleggiante, si tratterebbe della condanna a morte del cantiere di Castellammare di Stabia. Un sito industriale da oltre dieci anni trasformato in una passerella per politici in cerca di voti e in un tronchificio. Un’umiliazione se si considera che la mortificazione dello scippo della nave Trieste e l’imminente terremoto occupazionale arrivano proprio nel momento più florido di Fincantieri, azienda leader della cantieristica mondiale che sta acquisendo altri siti industriali anche all’estero e rilanciando tutti gli altri stabilimenti italiani

CRONACA