Rita, giustizia lumaca. Fu uccisa dalla vicina

Pasquale Malvone,  

Rita, giustizia lumaca. Fu uccisa dalla vicina

Giustizia lumaca: dieci anni di attesa per il secondo grado di giudizio. La vicenda è quella di Rita Benigno, che nel 2008 è deceduta all’età di 55 anni per emorragia cerebrale dopo essere stata aggredita dalla vicina di casa, Antonella Rabesco, 47 anni. La Rabesco era stata rinviata a giudizio e successivamente condannata nel 2009 per omicidio preterintenzionale ad una pena di 2 anni e 11 mesi di reclusione. Ora la famiglia della Benigno, parte civile al processo e rappresentata dall’avvocato Michele Riggi del foro di Torre Annunziata, chiede che venga fatta finalmente giustizia. E oggi, presso la Corte d’Assise di Napoli, è prevista la sentenza d’appello. Dieci interminabili anni nel corso dei quali l’iter giudiziario si è letteralmente impantanato.

I fatti

Boscotrecase, 21 marzo 2008, Venerdì Santo. Rita Benigno vive da sola in un palazzo di via Giacomo Matteotti da quando è morto suo marito, un ex ammiraglio della sesta flotta della Martina Militare degli Stati Uniti d’’America. A farle compagnia, due cani da caccia dai quali non si separa mai, in ricordo del coniuge. Sono da poco passate le 16:30. Benigno si trova a casa da un’amica che risiede nello stesso stabile, al piano inferiore. Rita, giustizia lumaca. Fu uccisa dalla vicinaLa sua attenzione però viene richiamata poco dopo dal guaito di uno dei due cani che si trovano nel suo appartamento. Appena giunta davanti alla porta di casa, si è trovata di fronte la vicina. Ad innescare l’ira della Rabesco, stando agli atti, una frase pronunciata dalla Benigno: “Finalmente te ne vai”. Ed è in questo istante che la Rabesco la strattona e la afferra per i capelli. La vicina, preoccupata per le urla, si precipita in soccorso dell’amica. Ed è grazie al suo intervento che riesce a liberarla. La Benigno rientra a fatica nel suo appartamento ma non sta bene. Si accascia sul divano di casa e lamenta forti dolori alla testa che col passare dei minuti diventano sempre più forti. Avverte i fratelli che la trasportano subito al vicino ospedale di Boscotrecase dove i sanitari, essendo la struttura priva di tac, decidono di farla ricoverare al nosocomio “Maresca” di Torre del Greco. Qui i medici capiscono che il quadro clinico della donna è compromesso e dispongono il suo trasferimento presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli dove la donna è giunta ormai in coma. Dopo due giorni di agonia, il suo cuore smette di battere.

Le indagini e la condanna

Sono i fratelli e le sorelle della vittima a sporgere denuncia ai carabinieri che avviano subito le indagini per ricostruire i fatti. Oltre alle dichiarazioni rese dai familiari, vengono messe agli atti le testimonianze dei vicini e dell’amica che era intervenuta in suo soccorso. Le prove raccolte spingono il Gip per il rinvio a giudizio, fino alla condanna in primo grado nel 2009 presso il Tribunale di Torre Annunziata. La richiesta iniziale era di dieci anni, ma con le attenuanti del caso, il giudice infligge alla Rabesco una pena di 2 anni e 11 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. Dal successivo ricorso presentato dalla donna, trascorrono dieci anni esatti. Oggi, l’attesa è finita

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