Tiziano Valle

Fincantieri: soldi e pc in cambio di appalti. Bufera sui dirigenti

Tiziano Valle,  

Fincantieri: soldi e pc in cambio di appalti. Bufera sui dirigenti

CASTELLAMMARE DI STABIA – Mille euro al mese, qualche orologio o un computer. Regali da fare al dirigente giusto per poter lavorare in appalto in Fincantieri. L’ipotesi sulla quale indaga la Procura di Venezia è quella di un diffuso sistema di tangenti messo in atto da chi conta all’interno dell’azienda di Trieste, per favorire le ditte compiacenti. Una pista che gli investigatori stanno provando a ricostruire, anche grazie alle perquisizioni che sono state eseguite nella giornata di mercoledì 6 novembre.

Perquisizioni che hanno interessato anche lo stabilimento di Castellammare, perché nella lista degli indagati figura Andrea Bregante, attualmente responsabile degli acquisti del cantiere stabiese. Il 42enne di Chiavari è uno dei 12 dipendenti di Fincantieri finiti sott’inchiesta con l’accusa di corruzione tra privati. Un elenco nel quale figura anche uno stabiese: Francesco Ciaravola, che attualmente è il responsabile del Centro Bordo del cantiere di Marghera. Secondo la tesi degli investigatori i dirigenti avrebbero intascato tangenti per favorire alcune ditte a ottenere commesse e anche per chiudere un occhio sull’ore di lavoro svolte dai dipendenti stranieri, che venivano sottopagati dagli imprenditori.

Tra loro c’è chi avrebbe incassato 10mila euro in una volta sola e chi invece avrebbe riscosso quasi mensilmente cifre tra i mille e i 2mila euro. Ma c’è anche chi avrebbe si sarebbe fatto regalare un pc o un orologio da 5mila euro. Tra i dirigenti indagati oltre a Bregante e Ciaravola, figurano anche Vito Cardella (44enne di Palermo), Carlo De Marco (72enne di Trieste), Luca De Rossi (50enne di Mira), Alessandro Ganzit (41enne di Udine), Antonio Quintano (52enne di Oriago di Mira), Paolo Reatti (66enne di Trieste), Matteo Romeo (48enne di Treviso), Massimo Stefani (48enne di Venezia), Mauro Vignoto (49enne di Spinea), Francesco Zanoni (55enne di Mirano). I dirigenti potranno ovviamente difendersi dalle accuse, mentre Fincantieri si è dichiarata «totalmente estranea ai fatti».

L’inchiesta

L’operazione della guardia di finanza di Venezia ha portato anche all’arresto di un imprenditore bengalese (Mohammed Shafique), finito ai domiciliari, che ha subìto anche un sequestro preventivo da 200mila euro, per sfruttamento della manodopera. Complessivamente gli indagati sono 34. Le accuse sono, a vario titolo, di sfruttamento della manodopera, corruzione tra privati, dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture false. Le indagini hanno consentito di acquisire gravi indizi di un sistematico sfruttamento di numerosi lavoratori stranieri, per lo più bengalesi e albanesi, dipendenti di imprese gestite da connazionali impiegati nell’esecuzione di lavori connessi alla realizzazione delle navi da crociera presso i cantieri di Marghera di Fincantieri. Lo sfruttamento, secondo gli inquirenti, si sarebbe realizzato retribuendo i lavoratori con il sistema della “paga globale”, attraverso cui nelle buste paga venivano certificati i compensi spettanti in base al contratto nazionale, mentre in realtà ai dipendenti veniva corrisposto un importo di gran lunga inferiore, senza il riconoscimento di ferie retribuite e degli altri compensi aggiuntivi. Per garantire la corrispondenza tra gli importi pagati e quelli indicati in busta paga, venivano indicate alcune voci stipendiali fittizie ovvero un numero di ore lavorate inferiore a quelle realmente prestate. Gli investigatori in alcuni casi hanno accertato che le aziende trattenevano addirittura gli 80 euro in busta paga, garantiti da una legge dell’allora governo Renzi.

Le ditte sulle quali si sono concentrate maggiormente le attenzioni della magistratura sono la Gold Bengol, Hera Cruise, Arcobaleo, Cnb srl, la Naval Welding, la Arpa Impianti e la Ro Welding. Sono in corso approfondimenti al fine di individuare tempi e modalità di dazioni di denaro e di altre utilità ad alcuni dirigenti e funzionari di Fincantieri da parte delle imprese subaffidatarie indagate, per consentire a queste ultime di completare i lavori in più ore rispetto a quelle pattuite dal contratto. La holding della cantieristica navale tuttavia ha rivendicato «la propria estraneità rispetto ai fatti cui le indagini si riferiscono».

Attraverso una nota, Fincantieri ha spiegato che «sta assicurando piena collaborazione agli inquirenti e auspica che verrà dimostrata la completa estraneità dei propri dipendenti». In ogni caso, «laddove invece le accuse venissero confermate», la società ha annunciato che «adotterà immediati provvedimenti nei confronti di dipendenti che si fossero resi responsabili di condotte illecite, lesive dell’immagine della società. Fincantieri adotta, anche in quanto emittente quotato, gli standard più elevati di compliance operativa e normativa, e impronta costantemente la propria azione a principi etici e di massima trasparenza», conclude l’azienda.

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