Salvatore Dare

Ecomostro di Alimuri, si torna in tribunale: il Comune di Vico Equense aspetta i soldi

Salvatore Dare,  

Ecomostro di Alimuri, si torna in tribunale: il Comune di Vico Equense aspetta i soldi

Autunno 2014. Tutto pronto per la demolizione show dell’Ecomostro della baia di Alimuri. Il professore Franco Cuomo, leader dei Verdi ambienti e società di Vico Equense, pronuncia una frase che appare una provocazione e viene stigmatizzata dalla giunta allora guidata dall’attuale assessore ai lavori pubblici Gennaro Cinque. «Il Comune di Vico Equense resterà a bocca asciutta, si rischia che l’abbattimento gravi sulle tasche dei cittadini», più o meno questo il senso di un intervento pubblicato dall’ambientalista sul proprio blog. A oltre cinque anni dalla demolizione, quella profezia di Cuomo si sta avverando. Il Comune non ha ancora recuperato un euro dei circa 430mila che sono serviti per buttare giù il gigante di cemento. E continuano le azioni giudiziarie intraprese dall’amministrazione nei confronti di Sica, la società che nel tempo è succeduta a Saan acquisendo il suolo dove fu realizzato l’immobile fuorilegge. Sia chiaro: soldi non se ne sono visti, finora. Non è per incapacità o colpa del legale che si sta occupando del caso – il Comune è convenzionato con un professionista stimato come il professore Erik Furno, docente di diritto amministrativo – ma evidentemente si sta ulteriormente complicando l’iter che si sinora si è sondato più volte dinanzi ai magistrati del Tar e del Consiglio di Stato. La vicenda è stata al centro di una lunga discussione in consiglio comunale qualche settimana fa. L’opposizione ha presentato un’interrogazione chiedendo ragguagli sul recupero delle somme anticipate dal Comune grazie a un mutuo acceso con la Cassa depositi e prestiti che, di recente, è stato pure saldato. In questa sede, il sindaco Andrea Buonocore ha evidenziato il «lavoro magistrale» del Comune e del legale, l’avvocato Furno, nella disputa intrapresa con i responsabili dell’abuso. Ed è emerso anche che innanzi al Tar pende comunque un altro ricorso. Tutto si lega alle ingiunzioni di pagamento spiccate dal Comune contro Sica, che ha acquisito il bene da Saan. La società ha impugnato tutto appellandosi al Tar senza ottenere la sospensione cautelare della procedura, che è stata però concessa dal Consiglio di Stato. I giudici di palazzo Spada, però, hanno sollecitato il tribunale amministrativo regionale a fissare l’udienza di merito sul caso. Che si è tenuta lo scorso 19 dicembre: si attende che i giudici depositino il dispositivo. Nel frattempo, il Comune ha già messo in mora tutti gli eredi e i componenti delle società che si sono succedute nel tempo nella proprietà del suolo dove fu edificato l’immobile. La vicenda è molto intricata. L’iter per la demolizione inizia il 7 marzo 2014 quando la giunta Cinque, su input dell’ex assessore Antonio Elefante, approva l’atto di indirizzo per demolire l’Ecomostro. I tecnici del Comune verificano atti, documenti e grafici del rudere di 18mila metri cubi realizzato nel lontano 1963. Sarebbe dovuto divenire un albergo mozzafiato e invece i lavori non furono mai completati. In 20 giorni viene emanata l’ordinanza di demolizione che si basa su alcuni dettagli scovati da Elefante esaminando l’originaria licenza edilizia. L’immobile, per l’ente, è fuorilegge perché è alto 19 metri invece dei 16 previsti ed è costituito da sei piani, uno in più di quelli autorizzati. L’Ecomostro può essere abbattuto. Inutili i ricorsi in sede amministrativa presentati dalla società proprietaria del rudere. Così, il 30 novembre 2014, con 1.200 micro-cariche di esplosivo, l’immobile viene raso al suolo in appena 12 secondi.

CRONACA