Tiziano Valle

Omicidio Autuori, il dialogo tra il killer e il boss Di Martino. «L’ho distrutto»

Tiziano Valle,  

Omicidio Autuori, il dialogo tra il killer e il boss Di Martino. «L’ho distrutto»

«L’ho distrutto». «Senza pietà». Secondo l’Antimafia è così che Antonio Tesone, alias ‘o bastard, confermò a Luigi Di Martino, ‘o profeta, di aver ucciso Aldo Autuori, l’imprenditore salernitano massacrato con 9 colpi di pistola davanti a un bar di Pontecagnano nel 2015. Quelle frasi rappresentano un grave indizio della colpevolezza del boss del clan Cesarano di Castellammare di Stabia, ora ristretto al 41 bis proprio per questa vicenda.A confermarlo è la prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Filippo Casa, che ha respinto la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere presentata dalla difesa di Luigi Di Martino. Un ricorso che ha provato a minare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Sabino De Maio, ex affiliato al clan Pecoraro-Renna attivo della Piana del Sele, che fu il primo a fornire un possibile movente del delitto Autuori, raccontando dell’interesse della camorra nel settore dei trasporti su gomma. Secondo la difesa di Di Martino si tratterebbe di rivelazioni che andrebbero in contrasto con quanto dichiarato da altri pentiti come Carmine Marino, Alfonso Loreto e Andrea Dario Spinelli che avevano prospettato moventi diversi per quell’omicidio.Ma a incastrare il boss del clan Cesarano sono state le indagini condotte dalla Procura Antimafia, che hanno permesso di accertare la presenza di Luigi Di Martino sul luogo del delitto. Secondo la difesa di ‘o profeta una circostanza «poco significativa», considerando che il boss non viene sospettato di essere tra gli autori materiali del delitto.Una tesi che non ha convinto la Corte di Cassazione, perché l’Antimafia contesta a Luigi Di Martino di aver pianificato quel delitto mediando tra i clan salernitani e la cosca dei Mallardo, affinché questi ultimi mettessero a disposizione i killer per eseguire l’omicidio. Una circostanza che, come detto, sarebbe confermata proprio da alcune frasi intercettate dagli investigatori la sera dell’assassinio, tra cui quella di Antonio Tesone, considerato il killer di Aldo Autuori: «L’ho distrutto, senza pietà».Per l’Antimafia è un grave indizio di colpevolezza anche perché effettivamente davanti al bar di Pontecagnano si consumò un’esecuzione spietata. I due killer arrivarono sul posto e cominciarono a sparare contro Autuori una raffica di colpi, centrandolo per otto volte. Nonostante il tentativo di fuga, l’imprenditore fu raggiunto da uno dei sicari che gli esplose il colpo di grazia davanti a familiari e amici.

Dopo 4 anni di indagini la Dda ha individuato i presunti mandanti ed esecutori di quel delitto e il gip ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 5 persone. Tra loro c’è anche Di Martino, già recluso e condannato, con una sentenza definitiva a 9 anni, per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il delitto sarebbe maturato all’interno del patto di ferro tra l’Alleanza di Secondigliano e i Cesarano. Un patto documentato anche da un’altra inchiesta che ha portato all’arresto di un centinaio di persone. Inchiesta che ha travolto pure il boss di Castellammare, ma il Riesame ha ritenuto non sufficienti le prove raccolte per confermare la misura cautelare a carico di Di Martino.Secondo la ricostruzione della Ddadue elementi di spicco del clan Pecoraro-Renna operante nella Piana a Sud di Salerno si sarebbero rivolti a Luigi di Martino chiedendogli un aiuto per l’esecuzione materiale dell’omicidio (delitto che rientrerebbe in logiche criminali strettamente legate alla gestione degli affar illeciti in provincia di Salerno). Di Martino, a sua volta, avrebbe fatto da intermediario tra i mandanti e gli esecutori materiali del delitto rivolgendosi a Francesco Mallardo, capo indiscusso dell’omonimo clan di Giugliano in Campania, il quale avrebbe, poi, dato incarico di uccidere Autuori ad un killer alle sue dipendenze. Le risultanze investigative hanno svelato come Francesco Mallardo, che all’epoca dei fatti era sottoposto al regime della libertà vigilata a Sulmona, sarebbe stato, più volte, contattato e raggiunto in Abruzzo da Luigi Di Martino, al quale avrebbe fornito la disponibilità dei suoi uomini a compiere il delitto. Un particolare, quest’ultimo, rimarcato anche dall’inchiesta sull’Alleanza di Secondigliano nella quale si parla proprio degli incontri in alcuni centri commerciali tra il boss del clan Cesarano e gli esponenti del clan Mallardo. Il delitto viene messo a segno il 25 agosto del 2015 e secondo la ricostruzione degli investigatori – che hanno incrociato i dati delle celle telefoniche e il traffico di messaggi e chiamate sui numeri intercettati – Luigi Di Martino, ‘o profeta, era proprio a Pontecagnano quando i killer fecero fuoco contro Aldo Autuori.Un grave indizio di colpevolezza riconosciuto ora anche dalla Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso presentato dalla difesa del boss del clan Cesarano, blindando l‘impianto accusatorio che a Di Martino è costato anche il trasferimento al 41 bis. Secondo l’Antimafia, infatti, il progetto di uccidere Autuori cominciò proprio dietro in carcere durante una precedente detenzione di ‘o profeta.

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