Pompei, processo ai furbetti. L’ex vicesindaco diserta: multato dal giudice

Salvatore Piro,  

Pompei, processo ai furbetti. L’ex vicesindaco diserta: multato dal giudice

L’ex vicesindaco “diserta” l’aula di tribunale e viene multato dal giudice. Un’ammenda di 200 euro è stata inflitta a Pietro Orsineri, numero due in carica a Palazzo De Fusco durante il governo targato Nando Uliano e fino alle personali dimissioni presentate il 15 maggio del 2015. Il giorno in cui Orsineri decise di rimettere l’incarico, oltre alla delega alle Finanze, nelle mani dell’allora primo cittadino. E tutto dopo l’inchiesta sui presunti abusi edilizi commessi nel 2005, in un appartamento di via Nolana, da suo padre. Ieri l’ex vicesindaco del Comune di Pompei è tornato, suo malgrado, a far parlare di se. Stavolta per un’ammenda di 200 euro comminatagli dal giudice del Tribunale di Torre Annunziata, Fernanda Iannone. Giudice che ha infatti ritenuto “non giustificabile” la “diserzione” di Orsineri dall’aula di udienza. Aula in cui, ieri alle ore 13, era in programma l’ennesima “puntata” del processo contro i 26 furbetti del badge al Comune di Pompei. Uno scandalo che travolse proprio l’amministrazione Uliano, dopo le indagini avviate nell’aprile del 2015 dal vecchio dirigente del commissariato di polizia di Pompei, Angelo Lamanna. L’ex vicesindaco Pietro Orsineri era stato citato ieri come testimone dall’avvocato Pasquale Striano, difensore di un’imputata, D.M., che cinque anni fa era addetta allo staff di segreteria di Uliano. Ma Orsineri non si è invece presentato in tribunale. Giustificando l’assenza “per motivi di lavoro” tramite una pec ufficiale spedita, venerdì scorso, dal suo datore di lavoro alla cancelleria del Tribunale di Torre Annunziata e all’avvocato Pasquale Striano. Pietro Orsineri non ha potuto quindi testimoniare in aula perchè contemporaneamente impegnato all’estero, a Dubai, per motivi professionali. Una giustificazione ritenuta insufficiente dal giudice, che ha per questo motivo multato l’ex vicesindaco di Pompei. La mancata testimonianza ha provocato l’ennesimo slittamento del processo, rinviato infatti al mese prossimo, nel quale continua inoltre a tener banco lo “scontro” tra pubblica accusa e difesa in merito alla quantificazione del presunto danno erariale subito dal Comune di Pompei. A rischiare una condanna, a vario titolo, per falso e truffa ai danni dello Stato sono 26 dipendenti pubblici. Gli impiegati, secondo l’accusa, dopo aver segnalato la loro presenza in servizio, si allontanavano dal Comune per poi ritornare, in alcuni casi, al termine della giornata lavorativa. Altri dipendenti, invece, risultavano in servizio all’inizio della giornata e benché le telecamere ne segnalassero l’arrivo dopo ore. Il tutto grazie alla timbratura «compiacente» del collega di turno. L’attività d’indagine avrebbe consentito di accertare come qualche furbetto del badge, dopo aver timbrato o fatto timbrare ad altri il proprio cartellino, era invece «impegnato» in altre attività. Come fare acquisti in supermercati della zona oppure andare al bar per un caffè. Il danno erariale subito dal Comune di Pompei ammonterebbe a decine di migliaia di euro. L’inchiesta coinvolse inizialmente 45 impiegati comunali. Solo per 18 dipendenti, il pubblico ministero, due anni fa, decise di archiviare ogni ipotesi di accusa. Le indagini scattarono nell’aprile del 2015, a seguito di una denuncia presentata da un cittadino che si era recato al Comune di Pompei per chiedere un lavoro. Indispettito da un netto diniego, il disoccupato riferì poi agli investigatori che alcuni dipendenti, pur risultando in servizio, non erano in ufficio. Da qui partì dunque il monitoraggio di due – dei sei – apparecchi marca-tempo ad opera dei poliziotti.

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