Tiziano Valle

Il pentito Rapicano  ha parlato di 4 omicidi.  E consegnato una pistola

Tiziano Valle,  

Il pentito Rapicano  ha parlato di 4 omicidi.  E consegnato una pistola

Una pistola ritrovata dai carabinieri nell’appartamento di Pasquale Rapicano, killer del clan D’Alessandro, è stata utilizzata per un omicidio commesso a Castellammare di Stabia. E’ da quel momento – dieci giorni fa – che il pregiudicato del rione Capo Rivo, soprannominato Lino ‘o capone, ha cominciato a maturare la decisione di collaborare con la giustizia. Già condannato all’ergastolo per l’omicidio di Pietro Scelzo, del novembre 2006, spunta fuori che Rapicano fosse nel mirino della Procura Antimafia anche per un altro delitto. Gli investigatorimantengono il più stretto riserbo sulla vicenda, ma a quanto pare il trentanovenne neo pentito si sarebbe sporcato le mani di sangue in altre occasioni, oltre a quel delitto commesso – secondo i giudici della Corte d’Appello – tredici anni fa.Le rivelazioni

Nelle prime ore da collaboratore di giustizia, Pasquale Rapicano avrebbe subito vuotato il sacco sui delitti commessi, raccontando in particolare della guerra tra la cosca di Scanzano e gli Omobono-Scarpa che ha insanguinato le strade di Castellammare agli inizi del nuovo millennio. Una faida nella quale Lino ‘o capone – secondo gli investigatori – avrebbe avuto un ruolo da protagonista. Oltre a chiarire chi ordinò il massacro di Pietro Scelzo (un omicidio maturato nell’ambito del controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti in vico Licerta) e se ci furono altre persone che parteciparono a quel delitto, le rivelazioni di Rapicano possono essere preziose anche per ricostruire altri omicidi irrisolti.Nell’ambito di quella faida rientra infatti la duplice esecuzione di Giuseppe Zingone e Massimo Del Gaudio, uccisi il 18 ottobre 2004 in un agguato in largo Pace, nel centro antico di Castellammare di Stabia. Dalle motivazioni della sentenza a carico di Massimo Scarpa e Michele Omobono (entrambi condannati all’ergastolo per gli omicidi dei boss di Scanzano Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone) è spuntato fuori che l’uccisione di Zingone e Del Gaudio fosse da ricondurre a una vendetta da parte del clan D’Alessandro. Almeno per il primo che aveva partecipato – secondo le rivelazioni del pentito Luciano Fontana – all’omicidio di Antonio Martone, cognato del padrino defunto Michele D’Alessandro. Mentre Del Gaudio avrebbe avuto solo la sfortuna di trovarsi in sella allo stesso scooter di Zingone. Ma chi ordinò quella vendetta? E chi fu materialmente a fare fuoco? Domande che sono già state rivolte a Pasquale Rapicano dai magistrati dell’Antimafia.

Le rivelazioni del killer possono essere fondamentali e anche confrontate con quelle di Renato Cavaliere, altro sicario di Scanzano che già da anni collabora con la giustizia.Il pentimento del trentanovenne rappresenta una svolta per la Dda, perché permette di ricostruire anche altre vicende che secondo gli investigatori sarebbero legate a quella guerra di camorra tra i D’Alessandro e gli Omobono-Scarpa. In particolare il caso di lupara bianca di Raffaele Carolei, il killer del gruppo che dichiarò guerra a Scanzano, scomparso da ormai 8 anni. La denuncia della famiglia risale al 2012 e allora Pasquale Rapicano era già uscito di galera da un anno, dopo esserci entrato nel 2007 proprio per l’omicidio di Pietro Scelzo. Che il pregiudicato possa sapere qual è stata la sorte di Raffaele Carolei è più di una possibilità.Infine, c’è l’omicidio di Antonio Fontana del 9 luglio luglio 2017 ad Agerola. Una pista investigativa riconduce questo delitto a una vendetta trasversale nei confronti di Luciano Fontana, l’ex soldato degli Omobono-Scarpa poi diventato collaboratore di giustizia. In questa ottica è probabile che Pasquale Rapicano possa fornire indizi importanti per ricostruire uno degli ultimi delitti irrisolti.Quella relativa agli omicidi è la parte più importante di una collaborazione (il pentito ha tempo fino al prossimo luglio per raccontare tutto ciò che sa) che ovviamente potrebbe svelare anche molto altro sugli affari della camorra. Pasquale Rapicano, negli ultimi anni, aveva preso in mano la gestione dello spaccio di droga nella zona del Capo Rivo ed è chiaro che sa tutto dell’organizzazione del traffico di stupefacenti a Castellammare. Può fare nomi e cognomi dei protagonisti di questo affare criminale, come delle estorsioni imposte agli imprenditori. Un pentito eccellente che ora rappresenta l’asso nella manica dell’Antimafia.

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