Porto di Torre Annunziata, non funziona l’impianto antincendio: chiuse le cisterne

Giovanna Salvati,  

Porto di Torre Annunziata, non funziona l’impianto antincendio: chiuse le cisterne

Non funziona l’impianto antincendio e i pompieri chiudono la Isecold e la Solacem. Colpo di scena nel porto di Torre Annunziata dove gli ingegneri del comando provinciale vigili del fuoco di Napoli hanno chiuso l’impianto delle cisterne dopo un sopralluogo che ha portato alla luce una serie di anomalie che potrebbero mettere a rischio i cittadini.  Tutto ha inizio il 1 gennaio quando al comando arriva una segnalazione per un incendio all’interno del porto di Torre Annunziata. Gli uomini del comando provinciale di Napoli piombano nell’area portuale, non è la prima volta che accade e il rogo proviene da un’area dove sono stati abbandonati rifiuti e sterpaglie. Un copione che si ripete da tempo in aree abbandonate intorno al porto e in attesa di riqualificazione da anni. I pompieri piombano sul posto e per cercare di affrettare le operazioni di spegnimento delle fiamme decidono di accedere all’impianto antincendio del porto e della società Isecold, una iniziativa che avrebbe così consentito di sbrigare la questione in pochi minuti ma qualcosa non va. I vigili del fuoco si accorgono che quell’impianto non è funzionante. Apriti cielo. Il personale sul posto resta perplesso e non può fare nulla se non continuare con i propri mezzi ma impiegando il triplo del tempo e sopratutto iniziare a pregare affinché quelle fiamme non raggiungono gli impianti. Domato il rogo i vigili del fuoco però non hanno archiviato il caso. Al contrario. L’episodio grave ha fatto subito andare su tutte le furie i vertici del comando che hanno deciso di avviare una serie di verifiche per capire cosa fosse successo quella notte ma sopratutto perché quell’impianto non funzionasse. Così, nei giorni scorsi, la decisione di effettuare un sopralluogo per vederci chiaro. Il comando provinciale ha incaricato due responsabili del settore sicurezza per mettere in campo una serie di accertamenti.  Nel mirino è finita la banchina di levante destinata all’attracco delle navi dove c’è un primo impianto antincendio, il deposito Isecold dei fratelli Rocco dove vengono trattati oli combustibili e e la Solacem, un deposito di cereali. Per queste ultime lo stesso impianto antincendio. Ebbene all’esito della verifica entrambi gli impianti non funzionano. Il primo è di competenza della Regione Campania e sotto la vigilanza della capitaneria di porto di Castellammare di Stabia. Nella relazione tecnica i vigili hanno scritto che «entrambi gli impianti sono risultati ancora una volta inefficienti, le loro bocche antincendio hanno dato esito negativo: aperte le chiavi – si legge nel verbale – di arresto di alcune bocche antincendio si è constatata, in varie parti, l’assenza del flusso di acqua per entrambi gli impianti». Nello specifico hanno riscontrato che l’impianto della ditta Isecold – come hanno giustificato i vertici della società – «non è mai in pressione» e per attivarlo «è necessario recarsi nei locali della centrale antincendio e far partire le pompe di pressurizzazione utilizzando le chiavi». Una pratica ovviamente inusuale e che non è prevista all’interno del piano obbligatorio di emergenza interna della Isecold. Durante i controlli i tecnici hanno anche passato al vaglio tutta la documentazione e lo stesso piano di emergenza interna: proprio negli atti una serie di «mancanze». Inoltre è stato riscontrato anche che l’impianto condiviso dalle due società dista troppo l’uno dall’altro e pertanto in caso di incendio rallenterebbe le operazioni, gli estintori interni non erano stati sottoposti a verifica, l’ultima più di sei mesi fa e infine l’impianto era privo di due motopompe su tre. E ancora: lo stato di cattiva conservazione delle apparecchiature antincendio, idranti assenti nei capannoni o in condizioni precarie. Insomma un quadro senza dubbio preoccupante come scrivono gli stessi vigili del fuoco a proposito della Isecold «la tipologia di impianto anticendio unico per due stabilimenti con un rischio maggiore di incendio ed esplosione appare azzardata». Così l’invito di mettere subito in sicurezza l’impianto ma nel frattempo l’ordine di sospendere l’attività delle due società Solacem e Isecold.

CRONACA