Rosario Savarese: «Io, attivista tradito. Feci bene a lasciare il Movimento Cinque Stelle»

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Rosario Savarese: «Io, attivista tradito. Feci bene a lasciare il Movimento Cinque Stelle»

Rosario Savarese è un Architetto di Castellammare con la passione della politica. E’ stato, insieme ad altri appassionati di politica, tra i primi animatori dei gruppi che poi sono diventati poi Movimento Cinque Stelle. Ma, da tempo, Savarese ha lasciato i grillini. Anche se lui precisa: “In verità abbiamo preso le distanze da questo gruppo che si è formato a Castellammare. Ma io continuo a credere in quegli ideali e in quel percorso”.

Savarese, cosa ha pensato quando ha visto Di Maio togliere la cravatta?

“Ho pensato che era un problema serio. La spaccatura tra la base i vertici del Movimento è insanabile. Di Maio, Grillo e gli altri hanno fallito l’obiettivo principale legato alla forza dagli attivisti sul territorio. Se stiamo in questa situazione è solo perché non abbiamo avuto una dirigenza con cui dialogare”.

C’è un momento secondo lei in cui queste divisioni, queste spaccature vengono fuori?

“Certo. La base si è sentita offesa, ed io per primo quando Grillo disse da un palco o dall’albergo dopo essersi incontrato con Di Maio per la prima volta, “lui è il capo non rompete i coglioni”. Quella cosa non risolse i problemi del movimento. Grillo disse dal palco noi dopo dieci anni siamo cambiati”.

Non è così?

“No. Io dissi siete cambiati voi vertici, ormai fate la guerra per le poltrone, una guerra di posizione, e si sono dovuti aggiustare in corsa per mantenersi al governo. Mi viene da dire che quando parlano del cambiamento, loro hanno avuto cambiare le loro posizioni: la base no”.

Però Di Maio ha lasciato.

“L’ho sentito, ho sentito che parlava di pugnalate alle spalle, ma non ha parlato dei suoi fallimenti. Perché non è andato su Rousseau per far decidere alla base se doveva andarsene. Invece ha deciso da solo o meglio un mese fa hanno deciso tutti insieme. Perché, allora, non ha lasciato la poltrona di ministro? Il capo politico è un burattino, è uno che mette in pratica decisioni prese da altri”.

C’è scarsa autonomia?

“Il Movimento lo hanno distrutto gli yes-man, quelli che non sanno imporsi e dicono sempre sì al capo. Per questo motivo feci bene a lasciare”.

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