Vincenzo Lamberti

Ruotolo e l’incubo fascismo: «Da Napoli un no alla Lega»

Vincenzo Lamberti,  

Ruotolo e l’incubo fascismo: «Da Napoli un no alla Lega»

Un giornalista anticamorra impegnato da anni nelle inchieste contro la criminalità organizzata. Sandro Ruotolo, cronista di razza, è il candidato alle elezioni suppletive del collegio San Carlo Arena di Napoli chiamato a sostituire il professor Umberto Ortolani, deceduto dopo una lunga malattia qualche mese fa. Una candidatura, quella di Ruotolo, che fa rumore. Grazie al suo nome, infatti, Pd e de Magistris sono tornati a parlarsi. La sinistra ha accettato che fosse quello di Ruotolo il nome su cui puntare. E anche gli uomini del sindaco di Napoli hanno fatto un passo indietro. Resta il rammarico per il fatto che i Cinque Stelle abbian deciso di correre da soli. Una decisione voluta da Di Maio e della quale forse i grillini si pentiranno.Sandro Ruotolo, la sua candidatura viene fuori dalla società civile di Napoli. E’ una risposta della città alla politica fascista e leghista?

«Certo. Sono felice che un pezzo di società civile si schieri a favore di Napoli. Questa è una candidatura della società civile che ha deciso di puntare su di me, indipendente, che ha deciso di unire lo schieramento del centrosinistra allargato. Indubbiamente si tratta di un’elezione politica, ma questa è una risposta dell’orgoglio di Napoli. Voglio portare al Senato una tradizione fatta di dignità e amore contro l’odio e il rancore. Se pensiamo che ancora oggi a Mondovì si leggono scritte sugli ebrei. Io sono qui per dire no all’odio e alla cultura del rancore di una destra sovranista. Pensiamo a Salvini che parla del Sud e di Napoli come di terroni».

La preoccupa questa deriva populista e fascista della Lega?

«Mi preoccupa moltissimo. E le dico che questa è una partita che non si può perdere. Io rappresento la Napoli delle Quattro Giornate, la città dell’accoglienza che sa bene che il povero aiuta il più povero, un concetto che sta nel Dna. Mi preoccupa perché vedo dei segali gravi. Non c’è solo odio e rancore sui social media, ma un aumento dei reati a sfondo razziale».

Ci sono anche le Sardine in questa campagna elettorale. Lei è con questo movimento, lo supporta?

«Io mi sento sardina. Perché sono a favore del parlarsi e del respingere gli estremismi. Non siamo solo contro odio e rancore, ma dobbiamo esprimere una cultura del confronto e del rispetto degli altri. Conosco molto bene Scampia, dove le Sardine faranno il loro incontro nazionale a marzo. Non è più il quartiere delle 23 piazze di spaccio, perché oggi nel Mezzogiorno abbiamo creato anticorpi alla camorra e alla corruzione. La camorra non è sconfitta ma abbiamo anticorpi. Scampia è un’esperienza unica che non significa che abbiamo risolto i problemi, ma le associazioni sono le realtà vere realtà di questi quartieri. Credo nell’abbattimento dei muri tra centro e periferia».

Poteva però essere il candidato unitario delle forze che sostengono il Governo? Ma i Cinque Stelle hanno detto no. Credo le abbia fatto male. 

«E’ chiaro che sono dispiaciuto della decisione dei Cinque Stelle. E lo sono ancora di più perché appoggio questo governo Cinque Stelle-sinistra e ne sono fautore all’indomani della fiducia. Sono stato avversario del governo Salvini-Cinque Stelle ma ci sono beni che sono di patrimonio di tutti: ambiente, lotta alla terra fuochi, legalità. Si poteva costruire intorno a me, da indipendente come tutti mi considerano, espressione di un giornalismo d’inchiesta, un percorso comune e condiviso. Ma ho grande rispetto per tutti, perciò auguro di essere eletto al Senato e di diventare il rappresentante di tutti i napoletani anche di quelli che non sono andati a votare.

Il suo primo gesto da candidato è stato emblematico, quasi un segnale.

«Sì, ho incontrato i lavoratori Whirlpool, perché il lavoro è la risposta ad ogni emergenza. E’ drammatico chi perde un lavoro a Padova, è tragico quando accada a Napoli».

Ma lei si attaccherebbe al citofono per chiamare qualcuno, come ha fatto l’ex ministro?

«Guardi è una vicenda assurda. Perché usare la violenza. Smettiamola mettere alla gogna le persone. Un citofono è comunicazione non processo. Difendo un’udea di democrazia costata la vita a milioni di italiani. Questa non è libertà. Dileggiare giovani e metterli alla gogna, sfottere dislessici. Noi non saremo mai così».

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